Iran attacca navi USA nel Golfo, Washington risponde con colpi vicino Kharg e Jask
Iran lancia attacchi contro navi Usa nel Golfo, Washington risponde con colpi vicino Kharg e Jask

Washington ha risposto con colpi vicino all’isola iraniana di Kharg e alla città portuale di Jask dopo che l’Iran ha lanciato un attacco contro navi della Marina USA. L’escalation avviene mentre i ribelli Houthi yemeniti, sostenuti da Teheran, attaccano quattro città nel sud dell’Arabia Saudita, alleata degli Stati Uniti, e lo Yemen sembra ad un passo dalla guerra civile. L’attacco iranese, rivela il Wall Street Journal, segue un precedente lancio di missili balistici contro una portaerei e un cacciatorpediniere statunitensi. Le autorità americane sostengono che nessuna nave è stata colpita, ma i funzionari hanno espresso preoccupazioni per l’uso di armi più sofisticate da parte di Teheran, che potrebbe ricevere supporto da Cina o Russia.
Iran e USA in escalation nel Golfo
L’Iran ha lanciato un attacco contro navi militari della Marina USA nel Golfo, un episodio che si inserisce in un contesto di tensioni crescenti tra Teheran e Washington. L’attacco, reso pubblico dal Wall Street Journal, segue un precedente lancio di missili balistici contro una portaerei e un cacciatorpediniere statunitensi. Washington ha risposto con colpi vicino all’isola iraniana di Kharg e alla città portuale di Jask, tra cui petroliere iraniane. L’escalation si verifica mentre i ribelli Houthi yemeniti, sostenuti da Teheran, attaccano quattro città nel sud dell’Arabia Saudita, alleata degli Stati Uniti, e lo Yemen sembra ad un passo dalla guerra civile.
Conseguenze umanitarie e tensioni regionali
La situazione si complica ulteriormente con il bilancio delle operazioni dei ribelli Houthi, che hanno colpito in profondità nel territorio saudita, danneggiando infrastrutture civili e petrolifere. Tra le città colpite ci sono Abha, Khamis Mushait, Jazan e Najran, con 73 feriti. Droni e missili hanno anche preso di mira una base aerea saudita e obiettivi della compagnia petrolifera statale Aramco. In una settimana, l’offensiva dei proxy di Teheran ha causato oltre 500 vittime e costretto oltre 150mila persone a fuggire dalle conseguenze degli attacchi. La Croce Rossa ha denunciato una “emergenza umanitaria” e ha chiesto il cessare delle ostilità tra Yemen e Arabia Saudita.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito che il ritorno al Memorandum firmato a giugno, oramai lettera morta, è la soluzione per la tensione nella regione. Tuttavia, le posizioni restano in stallo, come dimostrato dalle parole di Donald Trump durante una commemorazione dell’11 settembre: “Faremo il possibile per assicurarci che un altro giorno così non si ripeta”, ha detto, aggiungendo che l’Iran non otterrà mai l’arma nucleare.
La guerra di proxy e il ruolo della Cina e della Russia
Le autorità americane hanno espresso preoccupazioni per l’uso di armi più sofisticate da parte dell’Iran, che potrebbe ricevere assistenza da Cina o Russia. L’attacco di oggi, pur non avendo colpito navi, ha sollevato preoccupazioni sulle capacità militari iraniane. I ribelli Houthi, sostenuti da Teheran, hanno anche esibito un drone sottomarino autonomo statunitense di “ultima generazione” catturato, secondo le Guardie Rivoluzionarie iraniane. L’escalation nel Golfo si inserisce in un contesto di conflitti regionali, con l’Arabia Saudita e lo Yemen alle prese con una guerra che sembra non avere fine.
