La difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi si basa su nuove prove e contestazioni
La difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi presenta nuove prove e contesta la validità delle indagini per la strage di Erba.

La difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all’ergastolo per la strage di Erba del 2006, si basa su nuove prove e contestazioni relative alle indagini e alle confessioni. I coniugi, accusati di aver ucciso quattro persone tra cui Raffaella Castagna e sua madre Paola Galli, hanno presentato una richiesta di revisione del processo, che sarà valutata dalla Corte d’Appello di Brescia il 10 luglio. Gli avvocati sostengono che durante i tre gradi di giudizio sono emersi errori e mancanze che potrebbero modificare la condanna.
Confessioni e suggestioni durante gli interrogatori
Secondo la difesa, le confessioni di Romano e Bazzi potrebbero essere state influenzate da suggestioni durante gli interrogatori. Prima di accusarli formalmente, i carabinieri avrebbero parlato con Romano delle tracce di sangue trovate sull’auto e di altre prove contro di lui. La difesa sostiene che Romano, nella confessione, avrebbe ricostruito i fatti da questi colloqui. Il 10 gennaio, inoltre, due carabinieri avrebbero suggerito a Romano di confessare, prospettando una condanna lieve grazie alle attenuanti.
Nell’incontro con la moglie prima dell’interrogatorio, Romano disse a Bazzi che stava per confessare perché gli avevano assicurato che lei sarebbe tornata a casa e che lui se la sarebbe cavata con pochi anni di carcere. In realtà fu Rosa Bazzi a confessare per prima. Secondo la difesa, nei due interrogatori i coniugi fecero molta confusione e non riuscirono a fornire dettagli sulla morte di Valeria Cherubini, che solo gli assassini avrebbero potuto conoscere.
Presunte nuove prove e contestazioni sul sangue sull’auto
Una delle presunte nuove prove portate dalla difesa è l’accertamento di “disturbi psicopatologici in Olindo e Rosa e deficit cognitivi importanti in Rosa”, risultato di una consulenza commissionata ad alcuni esperti. Si tratta di elementi non valutati nei tre gradi di giudizio. Inoltre, gli avvocati esprimono dubbi sul sangue trovato sull’auto di Olindo Romano. Nelle foto scattate dai carabinieri non è visibile nessuna traccia di sangue e mancano i cartelli identificativi delle prove.
Secondo gli avvocati della difesa, il sangue poi esaminato potrebbe essere stato trovato altrove e non sull’auto di Romano. Nella richiesta di revisione presentata dal sostituto procuratore di Milano Cuno Tarfusser si legge che il sangue esaminato «non è affatto indiscusso, ed anzi, è oltremodo discutibile e del tutto incerto che si tratti dello stesso reperto apparentemente prelevato sul battitacco dell’autovettura di Olindo Romano».
Ipotesi di altri colpevoli e contestazioni sulle prove
La difesa ipotizza che la strage sia stata compiuta per un regolamento di conti con Azouz Marzouk, il marito di Raffaella Castagna e padre di Youssef, per motivi legati allo spaccio. Gli avvocati hanno chiamato a testimoniare Abdi Kais, amico di Marzouk, mai sentito dai magistrati e dai giudici, secondo cui la strage sarebbe stata preceduta da litigi tra gruppi criminali che si contendevano le piazze di spaccio.
Durante la prima udienza, le parti che rappresentano l’accusa e gli avvocati di parte civile hanno ribadito la colpevolezza di Romano e Bazzi, sostenendo che non ci sono nuove prove e che le prove inconfutabili contro di loro sono emerse nei tre gradi di giudizio. Il procuratore generale di Brescia Guido Rispoli ha affermato che l’ipotesi di altri colpevoli è «inverosimile» e che è «impossibile ribaltare le prove». L’avvocato generale presso la Corte d’Appello di Brescia, Domenico Chiaro, ha definito le presunte nuove prove «suggestioni mediatiche, non fatti nuovi dal punto di vista probatorio».
La strage di Erba, avvenuta il 11 dicembre 2006, ha visto l’uccisione di quattro persone in un appartamento di via Diaz a Erba, in provincia di Como. Le indagini inizialmente si concentrarono su Azouz Marzouk, ma si scoprì che si trovava in Tunisia. Romano e Bazzi furono arrestati il 10 gennaio 2007 e confessarono durante gli interrogatori. Le prove principali furono la testimonianza di Mario Frigerio, che indicò Romano come autore dell’aggressione, e la macchia di sangue di Valeria Cherubini sull’auto di Romano e Bazzi.
La difesa sostiene che durante l’interrogatorio di Mario Frigerio, il carabiniere Luciano Gallorini fece sollecitazioni che potrebbero aver creato suggestioni. Gli esperti di psicologia e criminologia interpellati dalla difesa ipotizzano che Frigerio abbia accusato una lesione al cervello a causa dell’intossicazione da monossido di carbonio. La richiesta di revisione, presentata sia dagli
