Khalilur Rahman, nuovo presidente ONU: “Non siamo più nel ’45, dobbiamo cambiare”
Khalilur Rahman, nuovo presidente Onu, annuncia la necessità di riforme per l’organizzazione. Non siamo più nel ’45, dobbiamo cambiare.

Un nuovo inizio per l’ONU
Khalilur Rahman, ministro degli Esteri del Bangladesh, ha iniziato oggi la sua presidenza dell’81esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con un messaggio chiaro: “Questo non è il 1945. Il mondo è andato avanti. Anche l’Organizzazione deve andare avanti”. La sua elezione, avvenuta lo scorso 2 giugno con 99 voti contro i 91 del candidato di Cipro Andreas Kakouris, segna un passo importante per l’ONU, che si trova a dover affrontare sfide senza precedenti. Rahman, che ha ricoperto ruoli chiave all’interno delle Nazioni Unite, ha sottolineato la necessità di un’organizzazione più aperta, inclusiva e in grado di rispondere ai bisogni di tutti i popoli, compresi quelli senza Stato. Non siamo più nel ’45, dobbiamo cambiare, ha detto, rafforzando il tema centrale del suo mandato.
Un’ONU più inclusiva
Durante il suo primo incontro con i giornalisti, Rahman ha ribadito che “We the peoples” non significa solo gli Stati membri, ma tutti i popoli, compresi quelli senza voce. Ha sottolineato l’importanza di includere la società civile, i media, le università e le imprese nel processo decisionale, chiamando l’attenzione su un tema che ha guadagnato sempre più importanza: l’apertura del Palazzo di Vetro. “Unlocking the UN” è uno degli obiettivi principali della sua presidenza, un’idea che collega direttamente la crisi di fiducia che l’ONU sta vivendo. Rahman ha promesso di sostenere il processo UN80 avviato dal Segretario Generale Antonio Guterres, ma ha anche avvertito che le riforme devono essere significative e non marginali.
Rahman, che ha iniziato a lavorare all’ONU nel 1985, ha una lunga esperienza diplomatica e ha ricoperto ruoli importanti, tra cui consigliere per la sicurezza nazionale e Alto rappresentante per la questione Rohingya. Ha ribadito oggi che la voce dei Rohingya deve essere ascoltata, ricordando la visita di Guterres nei campi di rifugiati e la richiesta di tornare a casa. “Abbiamo portato la loro voce alle Nazioni Unite. Continuerò a farlo”, ha detto. La sua presidenza, tuttavia, si svolgerà con una doppia veste: è ancora ministro degli Esteri del Bangladesh, un incarico che ha confermato durante lo stakeout, dicendo di non voler affrontare questioni nazionali nella sua nuova funzione. “Sono ancora il ministro degli Esteri. Vi parlerò separatamente”, ha precisato.
La sua presidenza si svolgerà in un contesto di profonda trasformazione, con guerre, crisi umanitarie e divisioni tra le grandi potenze. Rahman ha riconosciuto che il multilateralismo dell’ONU viene messo alla prova in modi nuovi e complessi, ma ha anche sottolineato che esistono opportunità che quarant’anni fa non c’erano, come le nuove tecnologie e la governance dell’intelligenza artificiale. Non sono così ingenuo da pensare che tutto possa essere risolto rapidamente e amichevolmente, ha riconosciuto. Alcune questioni resteranno irrisolte, ma il suo obiettivo è trovare terreni comuni dove è possibile. La sua visione è chiara: l’ONU deve essere un’organizzazione che serve tutti, non solo gli Stati membri. “L’Organizzazione è più grande degli Stati membri”, ha detto, richiamando le prime parole della Carta ONU.
Tra i dossier più delicati che attraverseranno la sua presidenza ci sarà la scelta del successore di Guterres. Alla domanda se il prossimo Segretario Generale debba essere finalmente una donna, Rahman non si è sbilanciato: la Carta, ha ricordato, stabilisce che il Consiglio di Sicurezza raccomandi un candidato e che l’Assemblea Generale lo nomini. Ha però promesso di lavorare strettamente con gli Stati membri e con le presidenze del Consiglio affinché si arrivi “a un nome il prima possibile”, garantendo una transizione efficace e senza vuoti nella leadership dell’Organizzazione. La sua esperienza, lunga e profonda, lo rende un presidente in grado di affrontare le sfide del presente e del futuro.
