Il governo italiano attende: il risarcimento per Regeni non è ancora deciso

Il governo italiano attende la sentenza per decidere il risarcimento per Regeni, mentre l’Egitto reagisce con arresti.

Il governo italiano si mostra cauto e in attesa, mentre il caso Giulio Regeni continua a suscitare tensioni internazionali e domestiche. La sentenza della Corte d’Assise di Roma, che ha disposto un risarcimento immediatamente esecutivo a carico dei condannati, ha scatenato reazioni contrastanti all’interno del governo e ha spinto le autorità egiziane a prendere misure di forza. La situazione, complessa e delicata, vede il governo Meloni scegliere la prudenza, cercando di bilanciare la giustizia e la relazione strategica con l’Egitto.

Un risarcimento in sospeso

Il ministro per gli Affari Europei, Tommaso Foti, ha inizialmente espresso la volontà di chiedere il risarcimento una volta depositata la sentenza. Tuttavia, poco dopo, ha corretto le sue dichiarazioni, sottolineando che «mi sembra prematuro parlarne in questa fase quando siamo solo al primo grado giudizio». Questo dietrofront ha rivelato una posizione interna del governo in cui la decisione non è ancora definita, ma si orienta verso un approccio graduale. La sentenza, infatti, ha già disposto una provvisionale immediatamente esecutiva, che potrebbe essere eseguita una volta che la sentenza sarà passata in giudicato.

La sentenza ha già disposto un risarcimento immediatamente esecutivo a carico dei condannati. Il governo italiano, però, non ha ancora deciso se richiederlo, attendendo che la sentenza venga depositata e passata in giudicato. La legale dell’agente Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, uno dei tre condannati, ha annunciato che farà appello, il che potrebbe ritardare ulteriormente la decisione sul risarcimento.

Relazioni internazionali in bilico

La decisione del governo italiano non si limita al risarcimento, ma ha anche implicazioni diplomatiche. L’Egitto, alleato strategico per investimenti energetici, difesa e cooperazione, ha reagito con l’arresto di sei giornalisti, accusati di inchieste e fact checking su governi locali. La mancata collaborazione alle indagini denunciata dalle parti coinvolte ha reso la situazione più complessa. Secondo fonti diplomatiche egiziane, il Cairo ha «ignorato l’andamento del caso sin dall’inizio», e la sentenza non influenzerà le relazioni bilaterali, poiché va a favore dell’Egitto.

Il Cairo ha ignorato l’andamento del caso sin dall’inizio. L’Egitto, pur avendo una posizione chiara sulla sentenza, non intende impugnarla, poiché «significherebbe presentare una richiesta formale alla magistratura italiana, cosa fuori discussione». Il governo italiano, d’altra parte, cerca di trovare una via di mezzo, evitando di creare ulteriori tensioni. Il caso Regeni, dunque, rimane un tema di grande rilevanza, con il risarcimento che potrebbe essere richiesto solo dopo una sentenza definitiva. La stessa premier, Giorgia Meloni, ha ribadito l’importanza di mantenere aperti i canali diplomatici con il Cairo, sottolineando che «si è utilizzato tutti i canali politici e diplomatici». Questo approccio mira a evitare crisi diplomatiche e a preservare una relazione strategica fatta di investimenti e cooperazione. Tuttavia, il rischio di una rottura appare lontano, anche se i tempi potrebbero allungarsi in caso di ricorso, fino a una sentenza definitiva.

Al Cairo ieri gli apparati di sicurezza hanno lanciato un segnale chiaro. Il media indipendente Mada Masr ha denunciato gli arresti di sei giornalisti, iniziati proprio nella serata di lunedì dopo la pronuncia dei giudici sul caso Regeni. Non sono ancora state fornite informazioni ufficiali sui luoghi di detenzione o sulle motivazioni legali del loro arresto. «L’intera redazione si trova ora in stato di detenzione: una situazione senza precedenti per la piattaforma, che solleva gravi interrogativi sulle misure adottate contro un’intera redazione e i suoi giornalisti, in particolare in assenza di spiegazioni chiare su tale escalation o sul suo fondamento giuridico», fa sapere il media in un comunicato.