Fuga dei medici dal sistema sanitario: 43 su 100 si dimettono nel 2025

Fuga dei medici dal sistema sanitario: 43 su 100 si dimettono nel 2025, dati allarmanti del Centro studi Anaao Assomed.

Il sistema sanitario italiano vive una crisi senza precedenti, con un esodo di medici che si dimettono in numero superiore a quelli che si pensionano. Secondo l’analisi del Centro studi di Anaao Assomed, nel 2025 quasi 4mila medici hanno lasciato il Servizio sanitario nazionale (Ssn), con un tasso di dimissioni che raggiunge il 3,5% del totale. Per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, 43 si sono dimessi, e 77 sono usciti dal sistema pubblico, considerando anche pensionamenti e altre cause di cessazione.

Stipendi bassi e condizioni di lavoro insostenibili

La fuga dei medici dal sistema sanitario è legata a una combinazione di fattori: stipendi tra i più bassi d’Europa, turni estenuanti, condizioni di lavoro al limite del burnout e carichi burocratici insostenibili. L’insoddisfazione dei professionisti, che si esprime in un aumento del 150% delle dimissioni rispetto al 2024, ha raggiunto il suo apice nel 2025. I dati rivelano che i medici che hanno lasciato volontariamente il Ssn sono stati 3.767, contro i 2.876 pensionamenti. Il fenomeno riguarda gran parte del Paese, con 12 Regioni su 20 in rosso.

Il paradosso è evidente: a fronte di un ricambio generazionale avviato con successo grazie al Decreto Calabria, oggi si rischia di vanificare tutto. Il Decreto Calabria, tra il 2019 e il 2025, ha consentito l’ingresso nel sistema di quasi 10mila giovani medici, arrivando a coprire fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato. Tuttavia, nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi, riempiendo di fatto una vasca senza tappo.

Investimenti necessari per salvaguardare il sistema

Per il sindacato, serve superare definitivamente il tetto di spesa per il personale, un vincolo anacronistico che soffoca le assunzioni. “Serve il coraggio di investire su chi resta”, dichiara il segretario nazionale del sindacato degli ospedalieri, Pierino Di Silverio. “Garantire le retribuzioni europee attraverso la detassazione del salario accessorio, il rafforzamento dell’indennità di specificità e rinnovi contrattuali tempestivi è fondamentale per attrarre e trattenere i professionisti.”

La crisi del personale è al centro dei problemi del Ssn, che nel panorama mondiale è un modello ancora vincente in termini di qualità. Al tempo stesso, è necessario salvaguardare la qualità del lavoro e della vita privata dei professionisti, tutelando i riposi, la genitorialità e i servizi, per un Ssn sempre più al femminile. Inoltre, per intervenire sulle gravi disuguaglianze territoriali, è necessario predisporre incentivi economici e di carriera per le sedi disagiate e il Mezzogiorno. Il 2026, conclude Di Silverio, ci dirà se si è trattato di un incidente di percorso o dell’inizio di una frana.

Il dato assume un peso ancora maggiore se rapportato alle nuove assunzioni. Tra il 2015 e il 2024 l’età media dei medici ospedalieri è diminuita di 2 anni e 7 mesi tra gli uomini e di 2 anni e 4 mesi tra le donne. Nello stesso periodo gli organici sono cresciuti complessivamente del 2,7%, passando da 105.380 a 108.243 medici. Un ruolo importante, per Anaao Assomed, è stato svolto dal Decreto Calabria, che tra il 2019 e il 2025 ha consentito l’ingresso nel sistema di quasi 10mila giovani medici, arrivando a coprire fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato.