La fuga dei talenti in Italia: un costo di 7,2 miliardi di euro all’anno
L’Italia perde 141mila cittadini qualificati nel 2024, con un costo stimato di 7,2 miliardi di euro annui per la formazione non utilizzata.

Nel 2024, oltre 141mila italiani hanno trasferito la propria residenza all’estero, di cui circa 45mila laureati, e negli ultimi dieci anni il Paese ha perso oltre 300mila cittadini qualificati. È quanto emerge dallo studio “Comprendere e contrastare il fenomeno della perdita dei talenti: la Roadmap per l’Italia”, realizzato da Teha Group in collaborazione con Philip Morris Italia. La fuga dei talenti rappresenta una sfida strategica per la competitività dell’Italia, con un costo stimato per lo Stato di 7,2 miliardi di euro annui per la formazione di capitale umano che non contribuisce più al sistema paese.
Un problema strutturale per la crescita economica
Il fenomeno si inserisce in un sistema-paese che presenta fragilità strutturali, rileva il rapporto: «La stagnazione della produttività, una quota ancora contenuta di laureati rispetto ai principali benchmark internazionali, una carenza di competenze Stem e la difficoltà nel generare opportunità professionali adeguate per i profili più qualificati». L’82,1% delle imprese sentite indica che la perdita dei talenti è legata a retribuzioni basse rispetto al costo della vita, un fattore che incide direttamente sulla capacità del Paese di attrarre e trattenere competenze qualificate. Secondo le aziende coinvolte, il 93,9% delle imprese considera il fenomeno problematico o molto problematico per l’Italia, mentre circa un’azienda su due dichiara un impatto molto rilevante sul proprio business. La perdita dei talenti non può essere affrontata con interventi isolati, ma richiede una visione di sistema e una responsabilità condivisa tra imprese, istituzioni e mondo della formazione.
Una Roadmap per un futuro più competitivo
Lo Studio propone una Roadmap nazionale per costruire una strategia organica in grado di agire sull’intero ciclo di vita del talento, dalla formazione all’ingresso nel mercato del lavoro, dalla permanenza in Italia al rientro dall’estero. L’implementazione della Roadmap consentirebbe di recuperare potenzialmente fino a circa 119mila laureati entro il 2035 e un impatto economico positivo fino a 11,1 miliardi di euro di PIL aggiuntivo annuo nello scenario più ambizioso.
La Roadmap individua cinque linee d’azione: aumentare l’attrattività del lavoro qualificato, semplificare l’ingresso dei talenti internazionali con un Italy Talent Visa, rafforzare il collegamento tra università, ricerca e imprese, sostenere la mobilità e le famiglie e creare un ecosistema più competitivo per start-up e deep tech. Secondo le simulazioni dello Studio, senza interventi strutturali l’Italia rischia di perdere complessivamente circa 760mila laureati tra il 2025 e il 2035, con oltre 120 miliardi di euro di investimento formativo non recuperato e fino a 307 miliardi di euro di PIL potenziale perso.
La strategia richiede una visione di sistema e una responsabilità condivisa tra imprese, istituzioni e mondo della formazione. Per sostenere la competitività, l’innovazione e la crescita economica di un paese, una delle condizioni fondamentali è la capacità di attrarre, trattenere e valorizzare capitale umano qualificato. La fuga dei talenti non può essere affrontata con interventi isolati. Il fenomeno si inserisce in un contesto caratterizzato da trasformazioni tecnologiche accelerate, transizione industriale e crescente competizione internazionale per le competenze, con un impatto che va oltre la dimensione demografica e investe direttamente la competitività del sistema economico.
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