Il video che cerca di scagionare Wakefield sull’autismo e i vaccini
Un video circolato sui social cerca di scagionare Wakefield, ma i fatti dimostrano che lo studio è una frode.

Dopo la morte di Anna Rosa Bartolotta, una bambina di quattro anni deceduta a Palermo per difterite a causa della scelta dei genitori di non vaccinarla, è tornato a circolare un video diffuso dal canale Byoblu, con la voce di Massimo Mazzucco. Il video sostiene di rivelare «la vera storia» del caso Wakefield, cercando di scagionare il medico britannico Andrew Wakefield, noto per aver pubblicato uno studio falso che collegava i vaccini all’autismo. Tuttavia, i fatti dimostrano che lo studio è una frode e non esiste alcun legame tra vaccini e autismo.
Lo studio di Wakefield è una frode
Andrew Wakefield, radiato dall’ordine dei medici britannico per aver pubblicato uno studio falso, è al centro di un video che cerca di riconciliare la sua figura con la scienza. Il video sostiene che Wakefield sia una vittima di una persecuzione orchestrata dall’industria farmaceutica e che lo studio fosse scientificamente valido. Tuttavia, le verità sono ben diverse. Lo studio, pubblicato nel 1998 sulla rivista scientifica The Lancet, è stato definito una «frode elaborata» dal British Medical Journal e definito «utterly false» dal direttore della rivista, Richard Horton.
Il video di Byoblu presenta il ritiro dello studio come motivato da ragioni politiche, ma non tiene conto delle irregolarità emerse nel 2004. Il giornalista Brian Deer, grazie a un’inchiesta pubblicata dal Sunday Times, ha scoperto che Wakefield aveva ricevuto oltre 400.000 sterline da uno studio legale che stava preparando cause contro i produttori di vaccini, un conflitto di interesse non dichiarato. Inoltre, i dati clinici dei bambini erano stati alterati per far apparire una correlazione che non esisteva.
La disinformazione e il caso Anna Rosa
La paura che ha spinto i genitori di Anna Rosa a non vaccinarla ha radici in una storia vecchia di quasi trent’anni, ovvero in uno studio scientifico poi dimostrato essere una frode. La rete di disinformazione che continua a diffondere il falso legame tra vaccini e autismo ha portato a conseguenze tragiche, come la morte di Anna Rosa. I genitori, convinti che le vaccinazioni avessero causato l’autismo di un parente, hanno scelto di non vaccinare la figlia. Il cuginetto, invece, regolarmente vaccinato, ha contratto la difterite senza sviluppare sintomi gravi, mentre Anna Rosa non ce l’ha fatta.
La famiglia è indagata per omicidio colposo, e la disinformazione continua a circolare, alimentata da video come quello di Byoblu. Il video cerca di scagionare Wakefield, ma non tiene conto del contesto e delle verità scientifiche. Il caso di Anna Rosa dimostra come la disinformazione possa avere conseguenze devastanti, e come la scienza debba essere sempre al centro delle decisioni sanitarie.
La comunità scientifica ha sempre rifiutato il legame tra vaccini e autismo, confermando che non esiste alcuna correlazione. Studi come la meta-analisi pubblicata sulla rivista Vaccine nel 2014, che ha analizzato i dati di oltre 1,2 milioni di bambini, non hanno trovato alcuna associazione. L’Istituto Superiore di Sanità ha ribadito che non esiste alcuna correlazione tra vaccinazioni e sviluppo dell’autismo, confermata da una revisione OMS del 2025 su 57 studi. Il video di Byoblu, pur cercando di riconciliare Wakefield con la scienza, non tiene conto delle verità documentate. Il caso di Anna Rosa è un esempio di come la disinformazione possa portare a conseguenze tragiche, e come la scienza debba essere sempre al centro delle decisioni sanitarie.
