Report, cronaca di una morte annunciata: il potere non tollera la verità
Report, cronaca di una morte annunciata: il potere non tollera la verità

Un attacco al cuore della democrazia
La morte di Report, simbolo del giornalismo d’inchiesta e della lotta per la verità, appare come una cronaca di una morte annunciata. Il caso ha suscitato preoccupazioni e dibattiti su come il potere possa agire per silenziare chi non si conforma ai suoi interessi. Il giornalista e ex sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha espresso preoccupazione per l’attentato che ha colpito il lavoro di un’istituzione fondamentale per la democrazia. Secondo le dichiarazioni, l’obiettivo non è solo distruggere un’organizzazione, ma colpire un caposaldo dello stato di diritto e della trasparenza. La violenza politica, mediatica e istituziale ha prodotto i suoi effetti.
La violenza istituzionale e mediatica
La violenza politica, mediatica e istituziale ha prodotto effetti devastanti, come ha sottolineato de Magistris. L’attacco non è stato solo fisico, ma anche simbolico, mirando a smantellare un’istituzione che ha reso visibile la melma politica, economica e istituzionale. Il rapporto tra Ranucci e Lavitola è stato visto come un punto debole su cui costruire l’innesco di un’azione micidiale. I centri di interesse, opachi e non circoscrivibili a pochissime persone, hanno agito per fermare giornalisti che potevano far saltare il “tappo” e rivelare verità scomode. La procura di Roma dovrà dimostrare la sua capacità di fare chiarezza.
La violenza politica, mediatica e istituziale ha quindi prodotto i suoi effetti, certo trovandosi una strada anche spianata non solo dai caterpillar dei poteri, ma da situazioni soggettive e oggettive poco chiare e discutibili che rendono la difesa contro gli attacchi più difficile. E qui non possiamo che augurarci che la magistratura abbia la volontà e la capacità di fare chiarezza fino in fondo e dissipare le nebbie. La procura di Roma, del resto, non è più il porto delle nebbie e in questo caso, con fiducia, dobbiamo attendere l’esito delle indagini preliminari che magistrati e carabinieri stanno espletando, con non poche difficoltà ovviamente.
Non ho mai creduto che avessero tentato di fermare Report con le bombe. L’attentato mi era sembrato subito anomalo. Chi ha lavorato e sta operando per “uccidere” Report non usa bombe, di questi tempi, ma proiettili istituzionali. Ma davvero vogliamo credere che la bomba sia stata messa per accrescere la notorietà di Ranucci che era già tra le persone più note e stimate del paese? Ma davvero vogliamo credere che con un attentato così rozzo nella preparazione e nell’esecuzione forze di polizia e magistratura non avrebbero individuato gli esecutori materiali?
Così come in tanti sono rimasti sorpresi di fronte ad un’amicizia definita “fraterna” tra Ranucci e Lavitola (che è persona ben nota che ha costruito la sua squallida e illegale storia negli ambienti del “sottobosco” dei poteri), così debbo dire di essere convinto che la verità sia ancora molto lontana dall’essere individuata. Prima si distrugge la reputazione, la calunnia è un venticello, e poi si affonda la lama letale del coltello eversivo. La verità, per ora, appare ancora molto lontana.
Se sapremo chi sono i veri mandanti si potrà ricostruire anche la reputazione di Ranucci e di Report, altrimenti il delitto di una cronaca di una morte annunciata sarà consumato e nessuno più potrà ridare, se non fra anni, totale credibilità a qualsiasi inchiesta che Report potrà confezionare. Certo poi sarà anche compito doveroso di Ranucci, divenuto simbolo per chi crede nell’onestà e nel bene pubblico, di contribuire sino in fondo ad una operazione di totale chiarezza e verità. Il controllo del potere da parte della libera stampa è un diritto e un dovere, ma è anche un’arma a doppio taglio. La democrazia fragile, condizionata da poteri occulti, deve trovare nuove vie per resistere alle pressioni. La verità, sebbene lontana, è ancora un obiettivo da raggiungere. La lotta non è finita, e la speranza resta.
