Elisa Claps, la famiglia chiede giustizia dopo 30 anni di silenzio e omissioni

La famiglia di Elisa Claps chiede giustizia dopo 30 anni di silenzio e omissioni della Diocesi di Potenza.

Elisa Claps, la famiglia chiede giustizia dopo 30 anni di silenzio e omissioni
Elisa Claps, la famiglia chiede giustizia dopo 30 anni di silenzio e omissioni

Elisa Claps, la ragazza di 16 anni uccisa nel 1993 nella chiesa della Santissima Trinità di Potenza, continua a suscitare dibattito e tensioni dopo 30 anni. Il corpo della giovane, assassinata da Danilo Restivo, è stato ritrovato solo nel 2010 nel sottotetto della stessa chiesa. La famiglia, dopo anni di battaglie per far riconoscere la colpevolezza di Restivo, non ha smesso di cercare la verità e ora rivolge la sua attenzione alla Diocesi di Potenza. «Non smetteremo di cercare la verità», ha dichiarato la famiglia, che chiede chiarimenti sui silenzi e sulle complicità che si sono consumati negli anni.

La protesta contro la riapertura della chiesa

Lo scorso 5 novembre, in occasione della prima messa celebrata alla Santissima Trinità dopo la sua riapertura al culto, centinaia di persone hanno partecipato a un presidio organizzato da “Libera” per protestare contro la decisione della Diocesi. La famiglia Claps ha sempre chiesto alla Chiesa locale di fare luce sui silenzi e sulle complicità che si sono consumati in quasi 17 anni e contesta la riapertura al culto. Lo ha ribadito anche in una lettera a Papa Francesco. La chiesa, ristrutturata e riaperta ad agosto come luogo di riflessione e preghiera silenziosa, ha visto la sua prima celebrazione religiosa presieduta dall’arcivescovo Salvatore Ligorio, che a breve lascerà il suo incarico per raggiunto il limite di età di 75 anni.

La protesta ha visto la partecipazione di centinaia di persone, tra cui studenti e cittadini, che hanno espresso solidarietà alla famiglia Claps. Alcuni si sono presentati con cartelli, su uno è stato scritto «Chiesa della Ss. Omertà». «Vergogna, vergogna», è stato urlato da numerosi partecipanti che sono solidali con la famiglia Claps e che pure vorrebbero che la Santissima Trinità resti un luogo della memoria e non una chiesa con funzioni pastorali.

La reazione della Diocesi

L’Arcidiocesi di Potenza ha espresso «profondo rammarico e sconcerto per quanto accaduto» davanti alla Santissima Trinità. «La libertà di manifestazione del pensiero e quella di riunione non possono mai trasmodare in offese, ingiurie, atti di sopraffazione della volontà e delle libertà altrui», ha affermato in una nota. La funzione religiosa è stata disturbata da urla, canti e musiche ad alto volume, nonostante le dichiarazioni degli organizzatori di un presidio nel «più religioso silenzio». La Chiesa locale ha stigmatizzato comportamenti di odio, violenza verbale e fisica, non tollerando ulteriori atteggiamenti di derisione. L’evento è avvenuto senza un adeguato dispositivo di sicurezza a garanzia dei diritti costituzionali.

La protesta, sebbene forte, è stata accolta positivamente da Gildo Claps, presente al presidio, come testimonianza di affetto per Elisa e vicinanza alla famiglia. La comunità studentesca, attraverso l’iniziativa «Tutti per Elisa», ha organizzato un corteo per ricordare la studentessa potentina uccisa 30 anni fa. L’iniziativa, con partenza in piazza Zara, toccherà alcune tappe, come la casa di Elisa e la piazza Mario Pagano, prima di concludersi davanti alla chiesa della Santissima Trinità. La comunità studentesca sottolinea il valore dell’iniziativa come ricordo della giovane Elisa Claps, tragicamente scomparsa il 12 settembre 1993, e come testimonianza di affetto e sostegno alla sua famiglia nel tenere viva la memoria della studentessa nella loro richiesta continua e coraggiosa di giustizia e verità.

La manifestazione è vista come un’occasione per ricordare il sorriso strappato ma ancora splendente di una studentessa nostra coetanea. Gli studenti ritengono che Potenza non possa adesso disunirsi nell’importante azione di contrasto ai silenzi e ai femminicidi, e invitano alla maturità e alla solidarietà, ad una prova di unità e riflessione. La famiglia Claps, insieme a studenti e cittadini, continua a chiedere giustizia e verità, nonostante il passare del tempo e le complicità che si sono consumate negli anni.