Sigfrido Ranucci svela l’obiettivo di Lavitola: «Voleva togliermi da Report. E sta succedendo»

Sigfrido Ranucci accusa Lavitola di volerlo allontanare da Report. L’obiettivo è chiaro e si sta realizzando.

Sigfrido Ranucci e Lavitola in un contesto di tensioni politiche e inchieste
Sigfrido Ranucci e Lavitola in un contesto di tensioni politiche e inchieste

Sigfrido Ranucci ha rivelato in un’intervista a Repubblica che l’obiettivo di Clesio Gomes Tavares, noto come Lavitola, era di toglierlo dalla conduzione di Report. «Voleva togliermi da Report. E sta succedendo», ha dichiarato il conduttore della trasmissione Rai. L’affermazione arriva in seguito all’ordinanza del Gip di Roma Iole Moricca che ha mandato in carcere Lavitola, accusato di aver organizzato l’attentato dinamitardo a casa di Ranucci nel 2026. Secondo le intercettazioni presenti nell’ordinanza, Lavitola avrebbe espresso l’intenzione di farlo lasciare la Rai e di spostarlo da Campo Ascolano ai Parioli, con l’obiettivo di farlo ricco e di allontanarlo dalla trasmissione.

Il sondaggio e l’intermediario

Secondo Ranucci, l’intero episodio sarebbe stato orchestrato per delegittimare la trasmissione e per testare la sua popolarità in vista di una futura carriera politica. Il conduttore ha sottolineato che il sondaggio commissionato a Michelino Davico, ex sottosegretario agli Interni e senatore leghista, era stato utilizzato per valutare le possibilità di ingresso in politica. L’intermediario, secondo l’ordinanza, avrebbe avuto un ruolo chiave nel collegare Lavitola a Ranucci, con l’obiettivo di farlo diventare il braccio destro del conduttore. «L’obiettivo era di togliermi da Report. E sta succedendo», ha ripetuto Ranucci, sottolineando come l’attentato fosse stato un tentativo di allontanarlo dalla trasmissione.

Le intercettazioni e i messaggi su WhatsApp

Le intercettazioni e i messaggi su WhatsApp hanno rivelato un’altra dimensione del caso. Il 6 luglio 2026, gli inquirenti hanno intercettato un messaggio inviato da Michelino Davico a Lavitola, che includeva un file relativo a un sondaggio sul potenziale elettorale di Ranucci. Il messaggio, in cui si parlava di metodologie demoscopiche, ha evidenziato come l’obiettivo fosse di testare la sua popolarità in vista di una futura candidatura. «La notorietà spontanea va misurata nel dominio naturale di visibilità e riconoscibilità del soggetto», ha scritto Davico, indicando come il sondaggio fosse stato progettato per valutare la sua immagine politica.

Nonostante le accuse, il Gip non ha fatto riferimento a interferenze dirette di Lavitola. Tuttavia, il conduttore ha sottolineato come l’intero scenario fosse stato orchestrato per allontanarlo da Report. «Oltre che dai nemici mi dovevo guardare dagli amici», ha detto Ranucci, riferendosi al ruolo di Lavitola come amico e alle sue intenzioni di farlo lasciare la Rai. L’obiettivo, secondo lui, era chiaro: togliere la sua figura dalla trasmissione e spostarlo in un contesto politico dove potesse essere più visibile e influente.

Un caso complesso e senza risposte definitive

Il caso di Lavitola e l’attentato a Ranucci rimane un mistero che non ha trovato una risposta definitiva. Anche se il Gip ha stabilito che l’attentato era stato organizzato per aumentare la popolarità di Ranucci, non ha accertato alcun ruolo diretto di Lavitola nel processo. Tuttavia, le intercettazioni e i messaggi su WhatsApp hanno lasciato tracce di un piano ben definito, con l’obiettivo di allontanare il conduttore da Report e di farlo entrare in politica. «Uno dei tanti di questa storia», ha concluso Ranucci, riferendosi al complesso contesto in cui si è sviluppato l’episodio.