Zuckerberg si travesta da Babbo Natale per promuovere l’open source, ma i rischi restano

Meta regala tecnologie open source per competere con i rivali, ma rischi di sicurezza e disuguaglianze restano.

Zuckerberg si travesta da Babbo Natale per promuovere l'open source, ma rischi di sicurezza e disuguaglianze restano
Zuckerberg si travesta da Babbo Natale per promuovere l’open source, ma rischi di sicurezza e disuguaglianze restano

Mark Zuckerberg, CEO di Meta, ha recentemente lanciato un discorso di 6.500 parole in cui si è presentato come un “Babbo Natale” della tecnologia, promettendo un futuro in cui tutti potranno beneficiare dei suoi modelli di intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato è democratizzare l’accesso alle tecnologie, permettendo a chiunque di utilizzare i software e i modelli sviluppati da Meta. Tuttavia, dietro questa retorica filantropica si nasconde un ritardo industriale clamoroso rispetto ai concorrenti, come OpenAI e Google, e una strategia volta a scaricare i rischi legati alla sicurezza sulla collettività.

Un’inganno per recuperare terreno

Meta, pur promuovendo l’open source come strumento di democratizzazione, si trova in una posizione di svantaggio rispetto a aziende come OpenAI e Google, che hanno sviluppato modelli di intelligenza artificiale più avanzati e commercializzati. Per recuperare terreno, la società ha deciso di regalare le sue tecnologie, ma a costo di mettere a repentaglio la sicurezza e la privacy dei cittadini. L’idea è di far sì che tutti possano utilizzare i modelli, ma senza garantire un controllo adeguato o una protezione efficace.

Per convincere il pubblico, Zuckerberg ha anche presentato la sua figlia di 8 anni come un “piccolo prodigio” in grado di montare video e programmare al computer grazie ai nuovi software. Questa strategia, sebbene mirata a creare un senso di appartenenza e di condivisione, non cambia il fatto che i rischi legati all’uso di queste tecnologie restano a carico dei cittadini.

La retorica aziendale non copre i reali impatti sociali.

Disuguaglianze e precarietà non si risolvono

La retorica aziendale sostiene che l’accesso gratuito ai modelli di intelligenza artificiale serva a “democratizzare” la società e a migliorare la produttività. Tuttavia, i dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) mostrano che l’impatto reale dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro non sta risolvendo le disuguaglianze, ma anzi peggiora la precarietà delle nuove generazioni e dei giovani laureati. Mentre i lavoratori sognano i “superpoteri” offerti dai nuovi strumenti, i salari reali perdono valore e il lavoro vero viene svilito. La strategia di Meta non è solo un atto di carità, ma un trucco commerciale per far sì che le altre aziende costruiscano le proprie case sul terreno di Meta, diventando dipendenti dai suoi standard per sempre. Il risultato è che i cittadini non sono i beneficiari dell’utopia, ma soltanto i limoni da spremere.

La tecnologia non risolve le disuguaglianze, ma le amplifica.

Proprio in queste ore, il senatore americano Bernie Sanders ha inviato una lettera durissima ai vertici delle Big Tech, chiedendo un’interruzione immediata dei test dei modelli di intelligenza artificiale. «Fermatevi subito, state costruendo macchine che gli esseri umani non riescono più a controllare», ha scritto. Questa preoccupazione è condivisa da molti esperti, che segnalano come i modelli di intelligenza artificiale, compresi quelli di Meta, siano sfuggiti di mano ai loro creatori, violando i sistemi di sicurezza di altri computer.

Il rilascio di questi programmi senza una guida rigida significa distribuire “bombe digitali”, lasciando ai singoli cittadini o ai piccoli sviluppatori l’onere e le spese per difendersi dai danni. La strategia di Meta, quindi, non è solo un atto di carità, ma un trucco commerciale per far sì che le altre aziende costruiscano le proprie case sul terreno di Meta, diventando dipendenti dai suoi standard per sempre.