Netanyahu minaccia risposte militari se tentato arresto in un Paese terzo. Poi attacca Mamdani
Netanyahu minaccia risposte militari se tentato arresto in un Paese terzo. Poi attacca Mamdani

Netanyahu minaccia risposte militari se tentato arresto in un Paese terzo
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito in un’intervista a Fox News di prevedere di tornare negli Stati Uniti a settembre per intervenire all’Assemblea Generale dell’ONU. «Andrò a New York a dire la verità», ha detto il leader israeliano nell’intervista tv registrata a Washington dopo l’incontro alla Casa Bianca con Donald Trump. La sua dichiarazione arriva in un contesto di tensione con il sindaco di New York Zohran Mamdani, che ha espresso l’intenzione di applicare il mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale (Cpi) contro Netanyahu, accusato di crimini di guerra.
Netanyahu ha evocato scenari militari in caso di tentativo di arresto in un Paese terzo.
Netanyahu ha risposto a una domanda del conduttore Fox Sean Hannity su cosa farebbe se qualcuno in un Paese terzo tentasse di eseguire quel mandato d’arresto. «Certo, ci penso. Ma sa, abbiamo delle forze speciali attorno: ci ho servito io stesso per 5 anni», ha detto, indicando la possibilità di assegnare all’esercito israeliano (Idf) il compito di sventare fisicamente quella minaccia. L’ipotesi dell’arresto e la «soluzione» di Netanyahu hanno suscitato reazioni forti da parte del sindaco Mamdani, che ha definito il premier «un criminale di guerra» e ha auspicato il suo arresto.
La sfida tra Netanyahu e Mamdani
Netanyahu ha contrattaccato duramente Mamdani, definendolo un «funzionario eletto che vomita odio». Lo ha accusato di «mettere i cittadini di New York gli uni contro gli altri», fomentando divisioni e in particolare l’odio contro gli ebrei. Il premier israeliano ha anche evocato lo spettro del nazismo per Mamdani: «Ma che siamo negli anni ’30? Cos’è tutto quest’odio e queste menzogne?». La situazione rappresenta un ulteriore capitolo della sfida a distanza tra il leader israeliano e il primo sindaco musulmano della storia di New York.
La Cpi non ha potere giuridico negli Stati Uniti, rendendo l’arresto pressoché impossibile.
Gli Stati Uniti non hanno mai aderito alla Cpi, quindi al di là delle considerazioni politiche anche sul piano giuridico un arresto del genere sarebbe pressoché impossibile. Mamdani ha ammesso che la mossa non è nei suoi poteri – gli agenti municipali di New York non potrebbero mai eseguire quell’arresto – ma ha chiesto che a farlo siano gli agenti federali USA. Nonostante questa situazione, Netanyahu ha mantenuto un tono di minaccia, evocando scenari di risposta militare in caso di tentativo di arresto in un Paese terzo.
Un dibattito acceso tra politica e giustizia internazionale
La tensione tra Netanyahu e Mamdani ha acceso un dibattito acceso su temi di politica internazionale e giustizia. Mentre il premier israeliano si difende con forza, il sindaco di New York si mostra convinto della validità del mandato d’arresto. La situazione rappresenta un esempio di come le questioni giuridiche possano intersecarsi con le dinamiche politiche, spesso con conseguenze significative per la relazione tra i Paesi coinvolti. La discussione ha anche suscitato reazioni da parte di altri leader e osservatori, che hanno espresso preoccupazione per l’escalation del conflitto. La situazione rimane in sospeso, con entrambi i protagonisti che continuano a scambiarsi accuse e dichiarazioni forti, senza un chiarimento immediato.
