Mosca espande la sua capacità di droni con l’IA, ma dipende da componenti esteri
Mosca sta sviluppando un’ampia flotta di droni guidati dall’IA, ma dipende da componenti tecnologici esteri per il suo programma militare.

La Russia sta costruendo una flotta di droni guidati dall’intelligenza artificiale, con obiettivi ambiziosi che vanno ben al di là delle capacità militari attuali. Il New York Times ha segnalato il primo caso documentato di civili uccisi in Ucraina da un drone controllato da IA, un evento che segna un passo avanti nella capacità di attacco della Russia. Entro il 2030, Mosca punta a formare un milione di specialisti e produrre circa 130mila sistemi aerei senza pilota ogni anno, con l’obiettivo di creare un ecosistema nazionale che integri formazione, industria e difesa. La strategia si basa su un mix di innovazione e utilizzo di componenti esteri, che permettono di sviluppare droni autonomi in modo rapido e economico.
Un ecosistema di droni a livello di garage
La Russia non si limita a produrre droni in laboratori governativi, ma sfrutta anche officine artigianali, dove piccoli gruppi di ingegneri sviluppano prototipi in modo informale. Questo modello, definito da Kateryna Bondar come «sviluppo a livello di garage», permette di testare e migliorare rapidamente i sistemi. Il drone che ha ucciso tre persone a Zaporizhzhia, ad esempio, utilizzava un minicomputer Nvidia, un componente prodotto negli Stati Uniti. Il report del Center for Strategic and International Studies (Csis) conferma che oltre il 50% dei componenti elettronici utilizzati nei droni russi proviene da aziende statunitensi, con la Cina che contribuisce solo sotto il 9%.
La Russia sfrutta le falle del mercato globale per acquisire componenti necessari al suo programma di droni. Nonostante le sanzioni internazionali, la Russia sfrutta le opportunità offerte dal mercato globale per alimentare la sua macchina bellica. L’India, non avendo aderito alle sanzioni, permette l’esportazione legale di alcuni chip, mentre la Cina funge da canale principale per il trasferimento di tecnologie occidentali. L’Iran, invece, collabora con la Russia nella produzione di droni, creando un ecosistema complesso che unisce diversi partner esteri.
La dipendenza da tecnologie estere
La Russia ha iniziato a sostituire i droni pilotati da remoto con apparecchi in grado di completare l’ultimo tratto dell’attacco autonomamente, come nel caso documentato a Zaporizhzhia. Tuttavia, questa autonomia è limitata e non implica una «modalità Terminator», come spiega Ruslan Leviev, analista militare. I droni non sono in grado di identificare bersagli umani o mezzi corazzati, limitando la loro capacità di attacco. Nonostante ciò, la Russia sta progressivamente migliorando le sue capacità, sfruttando le opportunità offerte dal mercato globale.
La dipendenza da tecnologie estere non impedisce alla Russia di sviluppare un’industria militare avanzata. L’evoluzione dei droni guidati dall’IA rappresenta un passo significativo nella strategia militare russa, ma il loro utilizzo rimane limitato e controllato, senza raggiungere un livello di autonomia totale. La Russia, quindi, continua a sfruttare le opportunità offerte dal mercato globale per alimentare la sua macchina bellica, pur mantenendo un equilibrio tra innovazione e dipendenza esterna.
- Entro il 2030, la Russia punta a formare un milione di specialisti in droni.
- La produzione annuale di droni senza pilota potrebbe raggiungere i 130mila unità.
- Il 50% dei componenti elettronici utilizzati nei droni russi proviene dagli Stati Uniti.
- La Cina contribuisce solo al 9% dei componenti.
