Trump cambia il nome del Lago Ontario in Lago d’America per sottolineare tensioni con il Canada
Trump cambia il nome del Lago Ontario in Lago d’America, un gesto simbolico che riflette le tensioni con il Canada e l’atteggiamento di rivendicazione territoriale del presidente.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha reso ufficiale il cambio del nome del Lago Ontario in Lago d’America, un gesto simbolico che mira a sottolineare le tensioni con il Canada. L’annuncio, effettuato attraverso un ordine esecutivo, arriva in un contesto di forte scontro commerciale tra i due Paesi, con l’imposizione di dazi al 50% su auto, camion, componenti e acciaio provenienti dal Canada. Trump ha dichiarato che la trasformazione del nome ha “valore immediato”, un segno di protesta e di riconquista di sovranità. L’azione si inserisce in una serie di dichiarazioni e gesti simbolici del presidente, che ha già rivendicato il Golfo del Messico come Golfo d’America e ha espresso interesse per la Groenlandia e per il Medio Oriente.
Un atteggiamento di rivendicazione territoriale
Trump, da tempo, ha espresso un atteggiamento di rivendicazione territoriale nei confronti del Canada, che egli considera un “paese che ci frega da un sacco di tempo”. Il presidente ha definito il Canada come un “territorio che non è uno Stato” e ha espresso la volontà di trattarlo come tale. Per mesi, ha pubblicato immagini sui social in cui il Canada appariva come parte degli Stati Uniti, definendo i suoi leader come “governatori” anziché premier. Questo atteggiamento ha portato a un forte scontro commerciale, con l’imposizione di dazi e controtariffe, che rischia di danneggiare entrambe le economie. Il cambio del nome del Lago Ontario rappresenta un ulteriore passo in questa direzione.
Un’azione simbolica ma con conseguenze reali
La decisione di chiamare il Lago Ontario Lago d’America non è solo simbolica, ma ha anche un impatto reale. Il presidente ha dichiarato che “abbiamo un golfo e ora un lago, ci manca solo un oceano”, suggerendo che potrebbe estendersi a ulteriori territori. Da gennaio 2025, il Golfo del Messico è diventato Golfo d’America per gli utenti statunitensi di Google Maps, un gesto che ha suscitato reazioni internazionali. Il premier canadese, Mark Carney, ha espresso la sua opposizione, affermando che il lago si chiama “Ontario oggi e lo sarà per sempre”. Nonostante questa opposizione, Trump non sembra intenzionato a fermarsi, con dichiarazioni che indicano un interesse per l’Atlantico e il Pacifico.

Il presidente ha anche rivendicato la Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale, un tema che ha portato a un scontro con l’Europa. Inoltre, ha puntato il Medio Oriente, affermando che lo Stretto di Hormuz è “territorio americano” e pubblicando immagini con la scritta “territorio USA”. Questi gesti rafforzano l’immagine di Trump come un leader che non si limita a politiche economiche, ma si estende a questioni territoriali e geografiche. La sua strategia sembra mirare a rafforzare la sovranità americana e a ridurre l’influenza di Paesi vicini, come il Canada.
La sua posizione, sebbene controversa, è supportata da dichiarazioni ufficiali e da azioni concrete. Il presidente ha ribadito che il Canada “vuole essere trattato come uno Stato ma non lo è”, un’affermazione che ha trovato riscontro in una serie di misure commerciali e simboliche. La sua volontà di modificare i nomi geografici non è un fenomeno isolato, ma parte di una strategia più ampia per rafforzare la posizione degli Stati Uniti nel contesto internazionale. La sua azione, sebbene non abbia effetti immediati sulle relazioni con il Canada, potrebbe influenzare il modo in cui i territori vengono percepiti e gestiti a livello internazionale.
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