Meta paga in USA per dipendenza da social, l’UE non interviene

Meta paga 16,7 miliardi per dipendenza da social, l’Ue non interviene

Bruxelles osserva mentre Meta paga multa in Usa per dipendenza da social, protezione dei minori non garantita
Bruxelles osserva mentre Meta paga multa in Usa per dipendenza da social, protezione dei minori non garantita

Dopo un accordo con la giustizia americana, Meta ha pagato 16,7 miliardi di dollari per le accuse di aver progettato le sue piattaforme per creare dipendenza. Mentre negli Stati Uniti si chiude un caso che ha scosso il settore tecnologico, l’Unione europea rimane inattiva, lasciando Bruxelles a osservare e attendere. La questione della dipendenza da social, soprattutto tra i minori, ha suscitato preoccupazioni in tutta l’Europa, ma le istituzioni non hanno ancora preso una posizione definitiva. La Commissione europea ha avviato un’indagine su Meta, ma non ha ancora emesso sanzioni o misure concrete. La situazione rimane in sospeso, con l’Europa che si limita a dialogare e a prendere tempo.

La protezione dei minori non è prioritaria

La Commissione europea ha dichiarato di aver avviato un’indagine su Meta per gli stessi sospetti che hanno portato al patteggiamento americano. Tuttavia, il portavoce Thomas Regnier ha sottolineato che l’obiettivo è «proteggere efficacemente i nostri minori online», ma non ha dato indicazioni su quando o come questa protezione potrebbe essere realizzata. L’Europa, pur avendo approvato il Digital Services Act, non ha ancora imposto sanzioni severe o misure prescrittive. Il «dialogo continuo» con Meta, come ha detto Regnier, non ha portato a risultati concreti. L’Europa, in sostanza, si limita a osservare e a attendere che Meta faccia la prima mossa.

Le istituzioni non agiscono

La mancanza di azione da parte delle istituzioni europee ha suscitato critiche da parte di alcuni europarlamentari. Gli eurodeputati del Partito democratico, Sandro Ruotolo e Nicola Zingaretti, hanno depositato un’interrogazione urgente alla vicepresidente Henna Virkkunen, chiedendo conto dell’inazione. «Da maggio 2024 la Commissione europea ha aperto un procedimento nei confronti di Meta proprio sulla protezione dei minori», hanno sottolineato. «La tutela dei minori non può essere subordinata agli interessi economici delle piattaforme digitali». La risposta di Virkkunen non è stata fornita, e la situazione rimane in sospeso. L’Europa, pur avendo strumenti legali, non li sta utilizzando in modo efficace.

Intanto, il governo italiano si mostra lento nel rispondere all’emergenza. Il ministro Adolfo Urso ha annunciato che il disegno di legge bipartisan sull’età minima di accesso ai social prosegue il suo iter, ma non ha dato indicazioni su quando potrebbe essere approvato. L’iter legislativo, come ha sottolineato un osservatore, è stato spostato in secondo piano rispetto a questioni economiche, come l’elusione fiscale dei colossi del web. Il senatore Maurizio Gasparri ha approvato le decisioni americane, ma ha usato l’occasione per rilanciare la questione della web tax, un tema che si trascina da anni senza risultati concreti.

La dipendenza da social rimane un problema globale, ma l’Europa, pur avendo strumenti legali, non li sta utilizzando in modo efficace. Mentre Meta paga in USA, l’UE si limita a osservare e a prendere tempo. La protezione dei minori non è prioritaria, e le istituzioni non agiscono con la determinazione necessaria. La situazione rimane in sospeso, con l’Europa che si limita a dialogare e a attendere che Meta faccia la prima mossa. La protezione dei minori non è prioritaria e le istituzioni non agiscono con la determinazione necessaria. La dipendenza da social rimane un problema globale, ma l’Europa non interviene con misure concrete.