La madre del femminicida Ragnedda racconta anni di violenza e minacce

La madre del femminicida Ragnedda denuncia anni di maltrattamenti e minacce di morte.

Donna con espressione seria parla di violenza e minacce in casa
Donna con espressione seria parla di violenza e minacce in casa

Una vita segnata da violenza e terrore

La madre del femminicida Emanuele Ragnedda, Nicolina Giagheddu, ha raccontato di aver vissuto anni di maltrattamenti e minacce di morte da parte del marito, Mario Ragnedda. La donna ha spiegato che il marito ha messo in atto un sistema di dominio, limitando la sua autonomia e costringendola a vivere in un clima di odio e violenza. La sua storia si intreccia con l’omicidio di Cinzia Pinna, avvenuto nella tenuta di famiglia di Conca Entosa, dove sono stati sparati tre colpi di ricerche. Il corpo della vittima è stato ritrovato nascosto tra i rovi della proprietà dopo 12 giorni.

Minacce e perseguitamenti durati anni

Nicolina Giagheddu ha descritto come il marito abbia sempre minacciato la sua vita, usando una pistola tenuta sempre a portata di mano nel salotto. «Sul divano del salotto c’era sempre una pistola in bella vista con il caricatore inserito che più volte mi è stata puntata contro», ha detto. I maltrattamenti, spiega, sono durati trent’anni, con picchi e rinchiusure in casa, umiliazioni e minacce di morte. «Un giorno ha cercato di buttarmi giù da un terrazzo, in un audio mi ha annunciato che mi avrebbe impiccata», ha ricordato. Dopo la morte di Cinzia Pinna, il marito ha detto di volerla “sparare” e “dare in pasto ai maiali”, definendola “una gatta randagia”.

Le parole del marito tornano a tormentarla
La donna ha spiegato che quelle parole, alla luce di quello che è stato scoperto, sono tornate a tormentarla e l’ha scritto in denuncia. Ha anche chiesto di essere sentita in procura a proposito dell’omicidio dell’impiegata di hotel, Cinzia Nicoletta, che ha avuto paura di fare la fine di Cinzia Pinna. «La fine di Cinzia Nicoletta dice di aver avuto paura di fare la fine di Cinzia Pinna: «Da anni vivo nel terrore», ha detto.

La decisione di non tacere più
La denuncia, però, non è solo per il marito, ma anche per il figlio Emanuele Ragnedda, che ha ucciso Cinzia Pinna. «Ha fatto crescere nostro figlio in un clima di odio e violenza», ha detto. La madre ha anche spiegato di aver lasciato la casa coniugale il 7 ottobre del 2025, mantenendo la notizia segreta. Da novembre scorso, ha rotto ogni rapporto con il marito, ma lui continua a perseguitarla. «Lo trovo appostato sotto la mia nuova residenza o davanti ai ristoranti che frequito. Questo mi crea una continua tensione», ha detto.

La storia di Nicolina Giagheddu rappresenta un caso drammatico di violenza familiare e femminicidio, con conseguenze che si estendono al di fuori della famiglia. La donna, con il sostegno di avvocati, ha deciso di denunciare e di non restare più in silenzio. La sua testimonianza potrebbe aprire nuove indagini e portare alla luce ulteriori verità su un caso che ha scosso l’opinione pubblica.