Caldo e siccità devastano Gaza: «L’acqua non c’è più, si moltiplicano i collassi»
Condizioni estreme e mancanza di acqua in Gaza: collassi, siccità e tensioni crescenti.

A Gaza, il caldo e la siccità si sono trasformati in nuovi killer, con la mancanza di acqua potabile che ha portato a un aumento dei collassi. La situazione, già drammatica, si è aggravata negli ultimi giorni, con temperature che sfiorano i 37 gradi e la percezione di un caldo che supera i 40. La scarsità di fonti idriche ha reso la vita quotidiana insostenibile, con le pompe di desalinizzazione quasi tutte inutilizzabili e le riserve d’acqua razionalizzate solo per gli ospedali. Mentre i bambini giocano in piscine improvvisate con acqua putrida, i genitori si trovano a fronteggiare una crisi che sembra senza fine.
La mancanza d’acqua e la sofferenza quotidiana
La mancanza di acqua potabile ha reso la vita in Gaza un inferno. I residenti, soprattutto i più vulnerabili, non hanno accesso a fonti idriche sufficienti per reidratarsi. «Non c’è acqua potabile per reidratarsi», spiega il dottor Mohamed Abu Ismail, che si muove tra le tendopoli di Khan Yunis per aiutare chi ne ha bisogno. Le tende, spesso fatte di plastica, creano un effetto serra che rende il caldo insopportabile. La situazione è peggiorata ulteriormente con la siccità, che ha ridotto le riserve d’acqua e ha reso necessario l’uso di acqua marina, purtroppo filtrata in modo improprio. La mancanza di elettricità ha reso impossibile l’uso dei ventilatori, un bene di lusso per molti. Mentre la corrente è disponibile solo per un paio d’ore al giorno, i generatori non funzionano più a causa della mancanza di benzina. La vita quotidiana si svolge in condizioni di estrema sofferenza, con la popolazione costretta a sopravvivere con risorse limitate.
La guerra continua e la mancanza di pace
Nonostante il cessate il fuoco dichiarato lo scorso ottobre, la guerra a Gaza non ha mai veramente cessato. «Il cessate il fuoco non c’è mai stato per davvero», dice Noora Abou el Kheir, madre di due bambini. Dall’inizio della tregua, sono morti 282 bambini e ragazzi sotto i 18 anni, una media di un bambino al giorno. La rabbia e la frustrazione dei cittadini si sono riversate sui social network, dove è nato un hashtag virale: «vi hanno mentito». Gli utenti chiedono di tornare a denunciare la situazione, soprattutto dopo la fine dei Mondiali di calcio, che hanno spostato l’attenzione globale.
La campagna mediatica «vi hanno mentito» ha trovato supporto anche in Europa. I video testimonianze di cittadini, giornalisti e operatori umanitari raccontano i raid quotidiani e sottolineano che la guerra non ha mai smesso. «Ora che i Mondiali di calcio sono finiti, tornate a denunciare quel che accade a Gaza – scrivono gli utenti – perché nella distrazione generale, solo dall’11 giugno a oggi l’esercito israeliano ha ucciso più di 118 persone». La vita in Gaza è diventata una lotta per sopravvivere. I ventilatori, un bene di lusso, non possono essere accesi a causa della mancanza di elettricità. «La corrente c’è per un paio d’ore al giorno e la usiamo per ricaricare telefoni e tablet», dice Hassan Isdodi, giornalista. I generatori non funzionano più, perché manca la benzina. La situazione è veramente difficile, e la sofferenza si sente in ogni angolo della Striscia.
«Le giornate sono infinite – racconta Hassan Isdodi – e quando arriva il tramonto ci sono gruppi di donne, uomini e bambini che salgono in cima ai tetti dei palazzi per provare a respirare». Nel buio più totale, si vedono spuntare le lucine degli schermi dei telefoni, unico segnale che c’è chi trascorre la notte all’aperto. «I fuochi sono generalmente banditi – spiega ancora il cronista – perché rischiano di diventare bersagli dei droni israeliani, ma ogni tanto qualcuno osa squarciare l’oscurità, per rendere quelle ore almeno un po’ più gradevoli».
La mancanza di elettricità e di acqua ha reso la vita in Gaza un inferno. La strage dei bambini continua, e la pace resta una chimera. «Non c’è alcun piano di pace», è l’altro messaggio che stanno lanciando da Gaza. Le operazioni previste nell’accordo tra le parti sono bloccate, e la situazione si prospetta sempre più drammatica. La siccità e il caldo continuano a uccidere, e la mancanza di acqua rende la vita quotidiana insostenibile.
