Mauro Guerra, 11 anni dopo: la famiglia chiede dignità e rispetto per la sua memoria
La famiglia di Mauro Guerra chiede dignità e rispetto dopo 11 anni dalla sua morte, in un contesto di tensioni e promesse non mantenute.

Un anniversario senza ricordi
A 11 anni dalla morte di Mauro Guerra, la famiglia torna a parlare, nel giorno dell’anniversario, con un post della madre Giusy Businaro e le parole della sorella Elena. La loro voce è carica di dolore e di una richiesta chiara: dignità e rispetto per la memoria del 32enne, ucciso da un carabiniere nel 2015. Nessuna via, nessuna piazza dedicata al suo calvario, nonostante le promesse fatte dal sindaco in campagna elettorale. La famiglia non ha perdonato, perché da parte del carabiniere non c’è mai stato un momento di pentimento. «Non lì, un po’ di dignità e rispetto», hanno scritto. La famiglia chiede che la memoria di Mauro non venga dimenticata.
La nuova caserma e il luogo del dolore
La nuova caserma dei carabinieri, costruita nell’ex scuola elementare di Carmignano, frazione di Sant’Urbano, è al centro delle critiche. L’edificio, grande e imponente, si erge proprio nel luogo dove Mauro, scalzo e in mutande, si è fermato, dove è stato aggredito e dove, a pochi passi, è stato ucciso. La madre, Giusy Businaro, esprime un forte disappunto: «Se era necessaria una caserma nuova, un minimo di dignità e di rispetto verso il dolore altrui era essenziale e fondamentale. Bastava spostarla anche di pochissimi chilometri, a destra o a sinistra non aveva importanza, ma non lì, non in quella piazza, non in quel punto dove tutto si è compiuto».
La famiglia non accetta che la sua memoria venga sovrapposta a un luogo di dolore. La sorella Elena Guerra ricorda un impegno attribuito all’attuale sindaco Dionisio Fiocco: «Aveva detto che avrebbe dedicato una via a Mauro se fosse stato rieletto, nel 2017. Non è accaduto». Il sindaco, in una replica, spiega che la norma consente di dedicare vie e piazze a persone decedute da almeno dieci anni, ma serve un’autorizzazione della prefettura. Con un procedimento giudiziario in corso, non è stata concessa. «Comprendo il loro dolore, ma dal punto di vista giuridico non posso fare altro che attendere», ha detto.
La famiglia non demorde. «Sono passati 11 anni ma sembrano 11 giorni. Rivedo ogni attimo e ricordo il suo calvario prima di morire. Noi non abbiamo perdonato, perché da parte del carabiniere non c’è mai stato un momento di pentimento», afferma la madre. La richiesta è chiara: «Voglio che le persone sappiano e non dimentichino che mio fratello è stato ucciso per niente e che nessuno ha realmente pagato». La famiglia ha organizzato una messa di suffragio a Lendinara, come ricordo del 32enne, che viveva a Carmignano. «Lasciatelo in pace, almeno ora, lasciatelo in pace», conclude la madre, con una voce che non si spegne.
