11 settembre e diplomazia: Ferrara, “abbiamo perso la bussola. La guerra non porta sicurezza”

A 25 anni dagli attentati alle Torri Gemelle, il diplomatico Pasquale Ferrara analizza l’impatto globale dell’11 settembre e la crisi della diplomazia internazionale.

Diplomatico analizza conseguenze dell'11 settembre e crisi della diplomazia internazionale
Diplomatico analizza conseguenze dell’11 settembre e crisi della diplomazia internazionale

Il 11 settembre 2026, a 25 anni dagli attentati alle Torri Gemelle, il diplomatico Pasquale Ferrara ha sottolineato come la guerra non porti sicurezza e come il mondo abbia perso la bussola. L’evento ha segnato un punto di svolta nella storia contemporanea, influenzando la geopolitica, la sicurezza internazionale e la percezione del terrorismo. Ferrara, ex inviato speciale del ministero degli Esteri in Libia e ambasciatore in Algeria, ha tracciato un bilancio delle conseguenze globali dell’11 settembre, mettendo in luce l’indebolimento del diritto internazionale e il fallimento delle soluzioni militari. La guerra, ha sottolineato, non ha più bisogno di mascherarsi con motivazioni ideologiche, ma si presenta direttamente come strumento di potere.

La guerra non porta sicurezza

La reazione americana all’11 settembre ha portato a una nuova stagione di guerre insensate, che hanno avuto effetti drammatici in Afganistan e in Iraq. Ferrara ha sottolineato come l’egemonia americana, una volta viva e vegeta, oggi sia assai più discussa, contestata e avversata. Gli Stati Uniti, che una volta erano visti come garanti dell’ordine liberale, sembrano aver abbandonato quel ruolo. Oggi, il mondo si trova in un territorio inesplorato, senza mappa né bussola. La guerra si presenta senza remora come conquista territoriale o come strumento privilegiato delle relazioni internazionali.

La regressione della società internazionale

La regressione ha accelerato la destrutturazione della società internazionale, con la marginalizzazione del metodo diplomatico e la picconatura del diritto internazionale. Ferrara ha citato la dottrina orwelliana “pace attraverso la forza”, una contraddizione in termini. Il mondo, dopo l’11 settembre, ha precipitato nel terrore per l’estremismo di matrice islamista. La paura ha modificato le relazioni tra gli Stati, portando a una stagione di cosiddetta esportazione della democrazia per mano militare. Oggi la guerra non ha più bisogno di motivazioni ideologiche, ma si presenta come attività predatoria.

La lezione principale di questi 25 anni, ha sottolineato Ferrara, è che l’interdipendenza complessa non è più teoria, ma realtà. Il dominio mondiale è pura illusione e stoltezza politica. Nemmeno le superpotenze possono spadroneggiare indisturbate, come dimostrano i casi dell’Ucraina e dell’Iran. Lo si voglia o no, il mondo è strettamente interconnesso. Basti pensare agli effetti globali della chiusura dello Stretto di Hormuz.

Nonostante le tragedie, la storia insegna anche che il male non ha mai l’ultima parola. Anche dalle situazioni più oscure, si possono generare spiragli di luce. Ferrara ha riconosciuto un aspetto positivo dell’11 settembre: l’arretramento dell’attrattiva per la violenza e il terrorismo nel mondo arabo-islamico, dove le società li hanno sofferti direttamente. Inoltre, si è constatata l’inutilità e la dannosità delle soluzioni militari. Infine, si è capito che la pace e la sicurezza sono interdipendenti: non c’è sicurezza senza pace.