Assoluzione per Torre Milano: nessun complotto, solo interpretazioni normative in discussione

Assoluzione per Torre Milano: nessun complotto, solo interpretazioni normative in discussione

Giudice assolve imputati per Torre Milano, nessun complotto, solo interpretazioni normative in discussione
Giudice assolve imputati per Torre Milano, nessun complotto, solo interpretazioni normative in discussione

Il tribunale ha assolto tutti gli imputati nel processo per Torre Milano, ritenendo non dimostrato alcun complotto per aggirare le norme urbanistiche e edilizie. La sentenza, depositata il 16 giugno 2026, ha sottolineato che non è stato provato alcun accordo illecito tra costruttori, progettisti e funzionari comunali. La giudice Paola Braggion ha chiarito che la condotta degli imputati non era il frutto di un’intesa finalizzata a eludere le norme, ma si basava su una “legittima convinzione” circa la conformità al diritto e alle interpretazioni consolidate. La sentenza ha anche sottolineato che la pratica seguita a Milano era ritenuta lecita e applicata per anni.

Assoluzione per mancanza di prova soggettiva

La giudice ha evidenziato che, pur ritenendo sussistenti alcuni elementi oggettivi alla luce delle interpretazioni giurisprudenziali più recenti, manca la prova dell’elemento soggettivo dei reati. Secondo la sentenza, non è stata dimostrata la piena consapevolezza dell’eventuale illegittimità dei titoli ottenuti. La giudice ha sottolineato che non è stato dimostrato che la delibera 65 del 2018, firmata dagli ex dirigenti Giovanni Oggioni e Franco Zinna, fosse stata predisposta per favorire gli imprenditori edili. Gli oneri economici, inoltre, non avrebbero beneficiato di “sconti impropri” né di oneri di urbanizzazione o costruzione sottostimati.

Un quadro normativo in continua evoluzione

La sentenza ha anche sottolineato la complessità del quadro normativo in cui è stata realizzata Torre Milano. La giudice ha rilevato che, fino al 2023, esisteva una situazione di “grande incertezza interpretativa” sulle norme statali, regionali e comunali che regolano il settore edilizio e urbanistico. Il contrasto interpretativo sarebbe emerso solo dopo il 2023, attraverso le successive pronunce della Cassazione e del Tar Lombardia. Prima di allora, a Milano si era consolidata una prassi ritenuta lecita e applicata per anni. Solo dal 2024 il Comune avrebbe scelto, per prudenza, di adeguarsi all’orientamento più restrittivo. La giudice ha inoltre sottolineato che l’intervento di via Stresa soddisfa la verifica delle distanze, con la conseguenza che le condizioni di soleggiamento devono ritenersi adeguate. Torre Milano non avrebbe quindi sottratto luce e visuale agli abitanti degli immobili vicini. Anche su questo fronte, il tribunale ha richiamato il mutamento degli orientamenti interpretativi nel tempo.

Processi in corso su altri casi di urbanistica milanese

La partita giudiziaria sull’urbanistica milanese, però, resta aperta. È considerato probabile un ricorso della Procura in appello contro la sentenza Torre Milano. Sono inoltre già in corso altri procedimenti nati dai diversi filoni d’indagine: quelli relativi a un’operazione immobiliare in via Fauchè, alle Park Towers e a Bosconavigli. Il caso di piazza Aspromonte è invece in udienza preliminare, mentre altre tranche sono destinate ad arrivare a giudizio.