Tassi francesi ai massimi da 24 anni, spread Italia si allarga: tensione sui bond
Tassi francesi ai massimi da 24 anni, spread Italia si allarga: tensione sui bond
La tensione sui mercati obbligazionari si è intensificata negli ultimi giorni, con i tassi francesi che hanno raggiunto i massimi da 24 anni e lo spread tra Italia e Germania che si è allargato. L’epicentro del rischio è Parigi, dove i titoli decennali (Oat) hanno toccato il 4,96%, superando i Btp italiani. L’Italia, con un debito/pil superiore al 137%, ha visto il suo “termometro” salire a 132 punti base, prima di ripiegare a 115. Il rendimento dei Btp è arrivato al 4,71%, mentre il Bund tedesco è sceso al 3,39%, riducendo il divario a livelli non visti dal 2025.
La Francia al centro della tempesta
Al centro della tempesta c’è la Francia, alle prese con un deficit oltre il 5% del Pil e una manovra di risanamento per 43 miliardi di euro. Il governo di Sébastien Lecornu ha presentato un progetto di bilancio 2027 che dovrebbe ridurre il deficit al 5% dal 5,4% previsto quest’anno, comunque ben oltre il limite del Patto di stabilità. Per riuscirci, il governo ha messo sul tavolo una stretta pesante, con 43 miliardi di euro di nuove misure di risanamento tra maggiori entrate e contenimento della spesa. L’anno prossimo, la spesa per interessi salirà da 79,2 miliardi a 91,2 miliardi, mentre il debito pubblico si arrampicherà al 119,3% del Pil.
Il rischio sovrano si diffonde in Europa, coinvolgendo anche Italia e Grecia, i “Pigs” che in passato hanno affrontato pesanti crisi di sostenibilità del debito. L’epicentro del rischio è infatti Parigi, dove i titoli decennali (Oat) hanno toccato il 4,96%, il massimo dal 2002, con uno spread di 140 punti rispetto ai Bund.
Le cause del rischio sovrano
Le cause del rischio sovrano non sono solo legate al deficit francese, ma anche al rialzo dei prezzi del petrolio, all’inflazione e alla politica dei tassi. La guerra in Medio Oriente ha alimentato i timori di un’ inflazione persistente, che potrebbe spingere le banche centrali a mantenere i tassi elevati per molto tempo. Inoltre, il maxi-fabbisogno degli Stati Uniti e la corsa delle Big tech a finanziarsi sul mercato per costruire i data center dell’IA hanno aumentato l’offerta di debito globale. Secondo Morgan Stanley, l’emissione globale di debito legata all’AI potrebbe arrivare quest’anno a quasi 570 miliardi di dollari.
La tensione si è amplificata anche sul mercato americano, dove i Treasury hanno attraversato una delle peggiori fasi degli ultimi anni. Il rendimento del decennale USA è arrivato al 5,34%, il massimo dal 2002. Il dato sull’occupazione di settembre, però, ha spinto il rendimento a ripiegare al 5,18%. Il paradosso è solo apparente: se la crescita non è così spumeggiante, si ridimensiona il rischio di nuovi rialzi.
L’Italia, nonostante la disciplina fiscale del governo Meloni, si ritrova a subire l’impatto di preoccupazioni che nascono Oltralpe. La Bce potrebbe decidere una ulteriore stretta in ottobre, in seguito ai rincari energetici che si stanno già traducendo in inflazione. L’ultimo tassello da considerare è che gli Stati non sono gli unici a bussare alla porta degli investitori: le grandi aziende tecnologiche stanno investendo cifre gigantesche in data center, chip e infrastrutture, ricorrendo sempre di più a emissioni obbligazionarie.
