La Corte suprema dà un colpo a Netanyahu: partiti arabi ammessi alle elezioni
La Corte suprema israeliana ha ammesso partiti arabi alle elezioni, ribaltando una decisione precedente e causando un terremoto politico.
La Corte Suprema di Israele ha reso un importante provvedimento che ha messo in discussione la posizione di Benjamin Netanyahu, il leader del governo di destra e religioso. La Corte ha deciso di ammettere quattro partiti a prevalenza palestinese alle elezioni politiche di fine ottobre, ribaltando una precedente decisione della Commissione elettorale. Tuttavia, ha indotto il capo di uno di questi partiti a ritirarsi dalla corsa elettorale, a causa di un articolo che ha definito l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 un evento storico. Questo atto ha suscitato reazioni forti e ha segnato un momento cruciale per la politica israeliana.
Un passo in avanti per i partiti arabi
La decisione della Corte Suprema ha rappresentato un passo significativo per i partiti arabi, che avevano visto la loro partecipazione alle elezioni bloccata da una precedente decisione della Commissione elettorale. Questa ultima aveva squalificato i partiti Hadash, Balad e Ta’al, insieme al partito Ra’am, per accuse di appoggio all’attacco di Hamas. La Corte, però, ha ribaltato questa decisione, permettendo ai partiti arabi di partecipare alle elezioni, pur avvertendo che un leader potrebbe essere squalificato in ogni caso.
Un articolo che ha scatenato la polemica
Il motivo dell’esclusione di Sami Abu Shehadeh, leader del partito Balad, è stato un articolo in cui ha definito l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 un evento storico dal punto di vista militare, politico e strategico. Questo commento ha suscitato accuse da parte dei partiti di estrema destra, che lo hanno accusato di appoggiare l’attacco. Shehadeh ha negato categoricamente queste accuse, sostenendo che il suo commento non era un appoggio all’attacco, ma una valutazione strategica. La legge israeliana prevede che un candidato possa essere escluso se nega l’esistenza dello Stato di Israele come Paese democratico ed ebraico, incita al razzismo o appoggia la lotta armata contro Israele.
La Corte Suprema ha ribaltato la decisione della Commissione elettorale, che aveva squalificato i partiti arabi, ma ha anche indotto Shehadeh a ritirarsi per evitare un precedente di esclusione di un candidato. Questo atto ha suscitato reazioni forti da parte dei partiti arabi, che hanno visto in questa decisione un passo in avanti per la loro partecipazione alle elezioni.
Un terremoto politico in Israele
La decisione della Corte Suprema ha avuto un impatto significativo sulla politica israeliana, dove l’esito delle elezioni del 27 ottobre rimane altamente incerto. Secondo l’ultimo sondaggio del Times of Israel del primo ottobre, la Lista Unita potrebbe ottenere otto seggi, mentre Ra’am cinque, su 120, il numero totale di deputati del parlamento. Se questi risultati fossero confermati, i partiti arabi potrebbero rappresentare l’ago della bilancia in un parlamento estremamente frammentato.
Per ora, i leader dei quattro partiti di opposizione del cosiddetto “blocco del cambiamento” anti-Netanyahu hanno escluso di voler formare una futura coalizione di governo con i partiti arabi, ma potrebbero dover rivedere questa posizione dopo le elezioni. L’unico ad aver mostrato segnali di apertura è stato Yair Golan, leader dei Democratici, che ha recentemente espresso un interesse per una collaborazione, ma ha precisato che parlava solo a titolo personale. La Corte Suprema, ribaltando una decisione politica, ha mantenuto un certo grado di indipendenza, pur avendo subito attacchi senza precedenti nella legislatura che volge al termine. La riforma della giustizia approvata da Netanyahu nel 2023 aveva indebolito il ruolo della Corte come argine democratico, ma la sua decisione di ammettere i partiti arabi alle elezioni ha segnato un momento cruciale per la politica israeliana.
