L’Europa ha smarrito la via dopo l’11 settembre

L’11 settembre ha cambiato il destino dell’Europa, portando a una crisi di fiducia e di sicurezza.

L’Europa si ritrova in una crisi di fiducia dopo l’11 settembre, con conseguenze a lungo termine
L’Europa si ritrova in una crisi di fiducia dopo l’11 settembre, con conseguenze a lungo termine

Dall’11 settembre 2001, l’Europa ha subito un cambiamento radicale nel modo di concepire la sua sicurezza, la sua relazione con gli Stati Uniti e il suo ruolo nel mondo. L’attentato alle Torri Gemelle ha scatenato una reazione collettiva senza precedenti, con un silenzio di tre minuti in tutta l’Unione europea, una giornata di lutto proclamata e un impegno politico senza precedenti. Ma il risultato non è stato solo un momento di dolore e riflessione: è stato l’inizio di una trasformazione profonda, che ha portato l’Europa a smarrire la sua via. L’11 settembre ha segnato l’inizio di un periodo in cui l’Europa ha perso parte della sua fiducia in se stessa e nel suo modello di governance.

Un impegno in guerra senza domande

L’Europa reagì all’11 settembre con un impegno senza esitazioni. L’Unione attivò l’articolo 5 del Trattato di NATO, considerando l’attacco come un attacco contro tutti. «Era convinta che il sacrificio sarebbe servito a costruire un’alleanza più forte», ha spiegato Ian Bremmer, «invece si ritrova in una molto più debole di prima». L’Europa partecipò attivamente alla guerra contro il terrorismo, ma senza chiedersi cosa avrebbe comportato. Il risultato fu un impegno pesante in termini di vite umane e risorse, ma non fu apprezzato dagli Stati Uniti. «Il loro contributo fu pesante in termini di risorse e vite umane ma non venne affatto apprezzato dagli americani», ha sottolineato Brenner.

La guerra in Afghanistan e in Iraq ha portato conseguenze devastanti. Dei 3.600 morti in Afghanistan un terzo fu europeo, senza contare gli oltre 100 morti in Iraq. Gli italiani furono 53. Tra di loro c’è Fabrizio Quattrocchi, un contractor trentaseienne rapito e ucciso da un gruppo affiliato ad al Qaida. «Adesso vi faccio vedere come muore un italiano», disse alla telecamera prima di essere ucciso. L’esperienza di guerra ha lasciato cicatrici profonde, non solo sul piano umano, ma anche sul piano politico e sociale.

Un modello di sicurezza trasformato

La guerra contro il terrorismo ha radicalmente cambiato la concezione di sicurezza in Europa. I trasporti sono stati trasformati con controlli rigorosi, porte blindate e restrizioni sui bagagli. Gli spazi pubblici sono stati invasi da metal detector e telecamere di sorveglianza. «I trasporti sono stati radicalmente trasformati», ha detto un osservatore. L’idea di una società aperta, democratica e tollerante, che aveva caratterizzato l’Europa negli anni Novanta, è andata perduta. «L’ottimismo che aveva spalancato gli anni Novanta per almeno un paio di generazioni, quella convinzione, nata dopo il crollo del muro di Berlino, che il modello occidentale si fosse dimostrato superiore e fosse destinato a conquistare il resto del mondo, perì anch’esso sotto le ceneri del World Trade Center insieme alle 2.606 vittime», ha ricordato un esperto.

La reazione dell’Europa all’11 settembre ha contribuito a fomentare politiche dettate dalla paura. L’idea che ci siano persone malvagie fuori e che possano essere giustificate politiche drastiche che mettano in discussione l’impianto stesso del sistema giuridico democratico è diventata radicata. Parole come “remigrazione”, ovvero deportazione forzata di immigrati o dei loro discendenti, si sono fatte spazio nel dialogo collettivo. L’Europa, che un tempo era un simbolo di apertura e tolleranza, si è lentamente trasformata in una collettività divisa e impaurita.

L’Europa ha smarrito la via dopo l’11 settembre

La fiducia in se stessa e nel modello occidentale è andata perduta