L’Europa si chiude in una posizione politicamente sterile mentre gli USA mantengono un canale con Putin
L’Europa non riesce a parlare con Putin, mentre gli Usa mantengono un canale di comunicazione. Una critica al sovranismo e alla mancanza di leadership.

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L’Europa, nonostante abbia sostenuto l’Ucraina e condannato l’aggressione russa, non ha trovato il coraggio di parlare con Putin. Mentre gli Stati Uniti, attraverso un incontro tra Steve Witkoff e Jared Kushner, mantengono un canale di comunicazione con il presidente russo, l’Unione Europea sembra essersi rifiutata di aprire un dialogo. Questo non è un successo per Trump, ma una bocciatura per l’Europa. Per quattro anni si è sostenuta l’Ucraina, si è condannato l’aggressione e si è costruito un sistema di sanzioni, ma non si è trovato il coraggio di parlare con chi è al centro del conflitto.
La diplomazia non nasce quando gli avversari diventano amici
La diplomazia non nasce quando gli avversari diventano amici, ma esattamente quando sono nemici. Anche durante la Guerra Fredda, Stati Uniti e Unione Sovietica mantennero canali di comunicazione, nonostante fossero in conflitto. Non si fidavano reciprocamente, ma sapevano che la comunicazione poteva essere una questione di sicurezza. Oggi, invece, l’Europa sembra essersi rifugiata in una posizione tanto moralmente impeccabile quanto politicamente sterile: Putin non vuole la pace, dunque non c’è nulla da discutere.
Un’alternativa che regala potere ai sovranisti
Questo atteggiamento non solo non aiuta la pace, ma regala potere ai sovranisti. L’Europa, con la sua mancanza di leadership e la sua frammentazione politica, non riesce a trovare una voce unica e autorevole. Mentre gli Stati Uniti, nonostante le critiche, riescono a mantenere un filo con Mosca, l’Unione Europea sembra incapace persino di trovare il numero di telefono. Non è necessario che a telefonargli siano i leader più noti, ma qualcuno dovrà pur dire a Putin: continuiamo a sostenere l’Ucraina, non accettiamo l’aggressione, non siamo disposti a riconoscere con la forza nuovi confini, ma siamo disponibili a parlare.
La pace non si costruisce smettendo di combattere, ma quando, prima o poi, qualcuno trova il modo di far sedere gli avversari allo stesso tavolo. L’Europa, però, non ha una leadership vera. Ha molti governi, interessi nazionali differenti, eserciti differenti, politiche energetiche differenti e una quantità infinita di dichiarazioni. Ha istituzioni sovranazionali importanti, ma non abbastanza forti per parlare con una voce sola autorevole sulle questioni decisive della geopolitica. La sola cosa che oggi possiamo riconoscere all’amministrazione Trump è di aver capito una cosa elementare: un nemico non smette di essere un nemico perché gli parli e un alleato non smette di essere un alleato perché cerchi una via diplomatica. La pace non si costruisce smettendo di combattere, ma quando, prima o poi, qualcuno trova il modo di far sedere gli avversari allo stesso tavolo. Le alternative sono regali ai sovranisti, che è quello che sta regolarmente accadendo.
Non è necessario che a telefonargli siano Ursula Von der Leyen o Emmanuel Macron o Giorgia Meloni e nemmeno altri dei cosiddetti “volenterosi”. Ma qualcuno dovrà pur dire a Putin: continuiamo a sostenere l’Ucraina, non accettiamo l’aggressione, non siamo disposti a riconoscere con la forza nuovi confini, ma siamo disponibili a parlare. Non per concedere qualcosa, ma per dirsi le cose in faccia, anche se i contenuti sono prevedibili. Si chiama politica estera, diplomazia e persino buon senso.
