L’altro uomo e l’urlo di Sharon: la notte delle bugie che ha inchiodato Moussa Sangare

L’omicidio di Sharon Verzeni e le bugie di Sangare. Mobilitazione contro la violenza di genere a Bergamo.

L’altro uomo e l’urlo di Sharon: la notte delle bugie che ha inchiodato Moussa Sangare
L’altro uomo e l’urlo di Sharon: la notte delle bugie che ha inchiodato Moussa Sangare

Moussa Sangare, 29 anni, ha ucciso Sharon Verzeni con quattro coltellate, un omicidio che si è consumato la notte del 30 agosto 2024 a Terno d’Isola. L’episodio ha scosso la comunità bergamasca, con Sangare che ha raccontato bugie per giustificare l’atto. Le prove raccolte dagli inquirenti hanno reso evidente la verità. L’incontro tra Sangare e due giovani, Amin Ettayeb e Mohamed Ghannami, avvenuto in un locale del comando carabinieri di Bergamo, ha rivelato un dettaglio cruciale: l’uomo ha precisato che non aveva sentito nessuno urlare, un elemento che ha messo in discussione la sua versione dei fatti. L’incontro, avvenuto una ventina di minuti prima dell’omicidio, si è svolto in un’altra zona rispetto al luogo del delitto.

Le bugie di Sangare e la confessione

Le dichiarazioni di Sangare, fatte durante l’interrogatorio, sono state ritenute false dal giudice delle indagini preliminari Raffaella Mascarino. L’uomo ha tentato di spostare la colpa su un “fantomatico soggetto”, un amico di Sharon, ma le immagini delle telecamere hanno smentito questa versione. Sangare, che abita a Suisio, ha negato di essersi recato a Terno d’Isola negli ultimi mesi, ma le prove hanno dimostrato il contrario. L’uomo ha anche dichiarato di aver tagliato i capelli due o tre mesi prima, ma il taglio era molto più recente, confermando la sua presenza in zona.

Le bugie di Sangare hanno rivelato una verità inaspettata: Sharon è stata uccisa perché era donna.

L’omicidio di Sharon è stato descritto come un atto senza movente, un delitto in cui la vittima ha avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il suo è stato a tutti gli effetti un femminicidio, come ha sottolineato il comunicato della “Rete bergamasca contro la violenza di genere”. La mobilitazione, che si svolgerà oggi pomeriggio in largo Rezzara a Bergamo, è una manifestazione permanente che si rinnova ogni 8 del mese. La piazza, che vuole abbracciare, è anche una piazza arrabbiata, perché contro la violenza sulle donne si potrebbe fare di più.

Una piazza per le donne e una lotta continua

Saranno presenti familiari di Sharon e forse anche il fidanzato Sergio Ruocco, che ha partecipato a un presidio poco dopo l’omicidio. Le sagome fucsia, simbolo della lotta contro la violenza di genere, saranno nuovamente allestite. Ognuna rappresenta un mese dell’anno e porta il nome delle vittime di femminicidio. Le sagome sono ormai 9, mentre i nomi delle donne uccise dall’inizio dell’anno sono 67. Nel 2024, più di 830 chiamate hanno raggiunto i Centri antiviolenza di Bergamo e provincia, 77 solo nel mese di agosto.

La strumentalizzazione della tragedia di Sharon in chiave razzista è considerata un’altra violenza contro la vittima.

Le indagini hanno portato alla convalida del fermo di Sangare, un documento che spiega punto per punto l’origine dell’omicidio e le prove raccolte. L’omicidio di Sharon è un caso che richiede riflessione, non solo per la sua gravità, ma anche per l’assenza di movente e per la violenza che ha colpito una donna innocente. La notte delle bugie di Sangare ha rivelato una verità che non può essere nascosta: Sharon è stata uccisa perché era donna, e la sua storia è un monito per tutta la società.