Moussa Sangare, perito del tribunale: «Capace di intendere e volere», non ha rimorsi

Moussa Sangare, perito del tribunale: «Capace di intendere e volere», non ha rimorsi

Moussa Sangare, perito del tribunale: «Capace di intendere e volere», non ha rimorsi
Moussa Sangare, perito del tribunale: «Capace di intendere e volere», non ha rimorsi

Moussa Sangare, accusato dell’omicidio di Sharon Verzeni, è stato valutato da un perito del tribunale come «capace di intendere e volere», confermando la sua piena responsabilità mentale. La psichiatra Giuseppina Paulillo di Parma, incaricata di valutare la salute mentale del giovane originario del Mali, ha espresso una conclusione che potrebbe influenzare la sua condanna. L’uomo, che si dichiara innocente, non mostra rimorsi e continua a sostenere di non aver ucciso la vittima.

Salute mentale e valutazione psichiatrica

La psichiatra ha esaminato Moussa Sangare attraverso due colloqui e test psichiatrici, rilevando un disturbo misto di personalità di tipo narcisistico e antisociale. Nonostante ciò, ha escluso l’incapacità di intendere e volere, confermando che il giovane è pienamente responsabile delle sue azioni. Questa valutazione potrebbe portare a una condanna con la pena massima, l’ergastolo, in caso di condanna per omicidio.

La psichiatra ha escluso l’incapacità di intendere e volere, confermando la piena responsabilità mentale.

La confessione e le dichiarazioni in tribunale

Moussa Sangare, cacciato di casa per maltrattamenti in famiglia, ha confessato l’omicidio di Sharon Verzeni e ha anche spiegato l’arma utilizzata. Tuttavia, durante le prime udienze in tribunale, ha ripetutamente dichiarato di essere innocente, affermando di essere stato solo un testimone che ha fuggito per paura del vero assassino. Lui ha anche sostenuto di aver confessato il falso dopo aver passato tre giorni in caserma senza dormire.

Il Ris ha isolato una macchia di sangue della vittima sulla canna della bicicletta di Moussa, ma lui giura di non aver ammazzato nessuno. La sua difesa si basa sulla sua dichiarazione di innocenza e sulla sua aspettativa di essere assolto.

La confessione potrebbe essere stata influenzata dallo stress e dall’ambiente in cui è stato tenuto in isolamento.

Sharon Verzeni fu uccisa la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, mentre faceva jogging di notte in paese: fu raggiunta da quattro coltellate. Un mese più tardi le indagini identificarono Moussa come responsabile. Lui confessò e avrebbe anche spiegato quale fosse l’arma del delitto. Cacciato di casa perché denunciato da madre e sorella per maltrattamenti, era andato a vivere in un alloggio senz’acqua, né corrente. Dentro, c’era una sagoma di cartone contro cui si divertiva a lanciare coltelli.

La sua storia è un mix di violenza, abbandono e conflitti familiari, che potrebbero aver contribuito al suo comportamento. Tuttavia, la sua difesa si basa sulla sua dichiarazione di innocenza e sulla sua aspettativa di essere assolto. Il caso di Sharon Verzeni rimane un tema di dibattito e attenzione, con la comunità che attende una decisione giusta e giusta.