L’Islanda chiude la caccia commerciale alle balene
L’Islanda annuncia un divieto permanente alla caccia alle balene. Il governo presenterà un disegno di legge per vietarla.

L’Islanda si prepara a chiudere definitivamente la caccia commerciale alle balene, un tema che ha suscitato dibattiti e polemiche nel Paese. Il governo ha annunciato l’intenzione di presentare a febbraio un disegno di legge per vietare l’attività in modo permanente, una decisione che potrebbe portare a un’epoca nuova per il Paese. Se approvato dal Parlamento di Reykjavik, la stagione attualmente in corso potrebbe essere l’ultima della lunga storia della caccia alle balene in Islanda. L’annuncio arriva mentre le navi baleniere sono tornate in mare dopo due anni di sospensione, segnando un ritorno dopo un periodo di stop.
La caccia alle balene e le sue conseguenze
La caccia alle balene in Islanda ha sempre suscitato controversie, soprattutto per le modalità di uccisione degli animali. Secondo i dati raccolti da Humane World for Animals, al 9 settembre sono state uccise 80 balenottere comuni su un limite massimo fissato quest’anno a 150 esemplari. La specie, principale obiettivo dell’industria baleniera, è classificata come vulnerabile dall’International Union for Conservation of Nature. La moratoria non riguarda alcune forme di caccia di sussistenza praticate da popolazioni indigene, come in Groenlandia e Alaska, dove i prodotti derivati dalle balene mantengono un’importanza alimentare e culturale.
Un passo verso la sospensione definitiva
Il governo ha scelto una strada più netta rispetto a quanto fatto in passato, anche se la questione resta politicamente complessa. Il governo dispone della maggioranza parlamentare, ma all’interno della politica islandese la caccia conserva ancora sostenitori. In un confronto organizzato da Vísir il 3 settembre con esponenti dei partiti presenti in Parlamento, nessuno dei partecipanti si era dichiarato apertamente contrario alla pratica e alcuni avevano difeso la possibilità di proseguirla se considerata sostenibile. La decisione islandese avrà conseguenze soprattutto simboliche sul piano internazionale. La Commissione baleniera internazionale ha introdotto nel 1986 una moratoria sulla caccia commerciale. La Norvegia l’ha ripresa nel 1993 e l’Islanda nel 2006, mentre il Giappone ha lasciato la Commissione nel 2019 tornando alla caccia commerciale nelle proprie acque territoriali e nella zona economica esclusiva. Secondo l’elenco delle catture della International Whaling Commission, negli ultimi anni sono stati questi tre Paesi a continuare la caccia commerciale alle balene.
La moratoria non riguarda alcune forme di caccia di sussistenza praticate da popolazioni indigene. Il ritorno della caccia nel 2026 ha segnato anche il ritorno delle navi baleniere islandesi dopo due anni senza catture. Come ricorda RÚV, il servizio pubblico islandese, Hvalur 8 e Hvalur 9, le due imbarcazioni della Hvalur hf., unica società ancora attiva nel settore, sono tornate in mare a giugno. Nel 2024 e nel 2025 non era stata catturata alcuna balena, nonostante l’allora governo avesse concesso una licenza valida per cinque anni.
Le polemiche sul benessere animale hanno portato a una sospensione della stagione nel 2023. Negli ultimi anni la caccia alle balene è diventata uno dei temi ambientali più controversi del Paese, soprattutto per le modalità con cui vengono uccisi gli animali. Nel 2023 il governo sospese temporaneamente la stagione dopo che MAST, l’autorità islandese per la sicurezza alimentare e veterinaria, aveva concluso che le modalità di caccia non rispettavano pienamente gli obiettivi della legge sul benessere animale. RÚV, il servizio pubblico radiotelevisivo islandese, riferì allora che in circa un quarto dei casi esaminati era stato necessario colpire le balene più di una volta. Uno degli episodi più discussi riguardò proprio Hvalur 8.
Secondo RÚV, nel settembre di quell’anno una balenottera comune, colpita inizialmente fuori dalla zona prevista, non morì subito e il secondo colpo arrivò quasi mezz’ora dopo. MAST considerò l’accaduto una grave violazione delle norme sul benessere animale e sospese temporaneamente la licenza dell’imbarcazione fino all’adozione di misure correttive.
