Le donne dominano le ultramaratone: resistenza, adattamento e perseveranza in gioco

Le donne si dimostrano più resistenti e perseveranti nelle ultramaratone, con dati scientifici e record di atlete internazionali.

Atlete donne in corsa su percorso montuoso, superano ostacoli climatici e ambientali
Atlete donne in corsa su percorso montuoso, superano ostacoli climatici e ambientali

Le donne si dimostrano più resistenti e perseveranti nelle ultramaratone, con dati scientifici e record di atlete internazionali che sottolineano una forma di resistenza unica. Lo confermano numerose vittorie in gare di lunga distanza, come la Cocodona 250 in Arizona e la Via Alpina attraverso otto paesi. La resistenza, l’adattamento e la capacità di perseverare sono temi centrali in una competizione che richiede non solo fisicità, ma anche forza mentale.

Resistenza e adattamento: dati scientifici e record di atlete

Secondo uno studio condotto da RunRepeat in collaborazione con l’International Association of Ultrarunners, il divario di prestazioni tra uomini e donne si riduce allo 0,25% nelle gare di 100 miglia (160,9 km) e, quando si superano le 195 miglia (313,8 km), le donne si stanno rivelando più forti. Questo dato è supportato da numerose vittorie di atlete internazionali, come Rachel Entrekin, che ha stabilito un nuovo record nella Cocodona 250 con un tempo di 56 ore, 9 minuti e 48 secondi.

Le donne mantengono una maggiore forza anche dopo ore di esercizio.

La neozelandese Sophie Woods, 42 anni, ha centrato il nuovo record della Via Alpina, gara di oltre 2mila km che attraversa otto paesi. La prova, iniziata il 4 luglio e conclusa il 2 agosto, ha visto Woods tagliare per prima il traguardo, superando ostacoli climatici e ambientali come due ondate di calore, tempeste, uno sciame di tafani e incendi boschivi. La gara, con un dislivello equivalente a scalare il Monte Everest 12 volte, ha richiesto una preparazione e una resistenza estreme.

La fisiologia e la mente: spiegazioni scientifiche

Secondo il professor Andy Jones, esperto di prestazioni di resistenza presso l’Università britanica di Exeter, esistono tre possibili spiegazioni fisiologiche per la superiorità delle donne in ultramaratone: metabolismo dei grassi, muscoli e resistenza alla fatica. Le donne hanno maggiori riserve di grasso e li bruciano in modo più efficiente, ottenendo una fonte di energia costante. Inoltre, possiedono fibre muscolari più efficaci nell’utilizzo dell’ossigeno e mantengono una maggiore forza anche dopo ore di esercizio.

La resistenza alla fatica è una caratteristica distintiva delle donne.

La dietologa sportiva Renee McGregor, specializzata in nutrizione degli atleti e salute ormonale, ritiene che la risposta provenga dal corpo femminile stesso. “Quando le donne entrano nella pubertà, si trovano a dover affrontare un sistema ormonale in continua fluttuazione. Non ce ne rendiamo mai conto, ma si tratta di una forma di resistenza particolare”, spiega. La consapevolezza di aver affrontato sfide come la gravidanza, la mancanza di sonno o trattamenti per la fertilità potrebbe contribuire alla resilienza delle donne.

Un’esperienza unica: la prova di Sophie Woods

La neozelandese Sophie Woods ha corso dalle 15 alle 18 ore al giorno, sostenuta dal marito George, dall’amica Zoe e dalla cagnolina Nila. “L’ultramaratona si basa su preparazione, forza mentale e capacità di perseverare anche quando le cose vanno male”, ha commentato. La sua vittoria è un esempio concreto di come la resistenza, l’adattamento e la perseveranza possano portare a risultati straordinari. Le donne, con la loro capacità di adattarsi e perseverare, stanno riscrivendo i record delle ultramaratone, dimostrando una forma di resistenza unica che va oltre la semplice competizione sportiva. La scienza, le testimonianze e i successi di atlete internazionali confermano una realtà in cui la resistenza femminile si distingue per forza, determinazione e capacità di affrontare sfide estreme.