L’identità digitale ha reso visibile una generazione di donne in cerca di voce

L’identità digitale ha reso visibile una generazione di donne in cerca di voce, con un divario di partecipazione tra generi e regioni.

Donne e uomini firmano referendum in modo diverso, con un divario generazionale e regionale
Donne e uomini firmano referendum in modo diverso, con un divario generazionale e regionale

Una generazione di donne in cerca di voce

L’identità digitale ha reso più visibile una generazione di donne in cerca di voce, con un divario di partecipazione tra generi e regioni. La raccolta firme per i referendum, resa più accessibile grazie a Spid, ha rivelato una tendenza inaspettata: le donne giovani si sono distinte per un’adesione maggiore rispetto agli uomini, soprattutto nelle fasce età comprese tra 18 e 27 anni. Ogni 1.000 italiane maggiorenni si contano in media 80 firme, contro le 70 fra gli uomini, un 15 per cento in più. Questo dato sottolinea una partecipazione politica crescente, ma non uniforme, tra i giovani. Tra i 18 e i 22 anni le donne firmano 2,3 volte più dei coetanei maschi; nella fascia 23-27 i tassi femminili toccano il picco – 270 firme cumulate ogni 1.000 abitanti, contro 140 fra gli uomini.

Le donne giovani si sono distinte per un’adesione maggiore rispetto agli uomini, soprattutto nelle fasce età comprese tra 18 e 27 anni.

Un’asse politico dominato da temi culturali

L’asse politico che oggi struttura la firma popolare in Italia è quasi esclusivamente culturale. Le iniziative su diritti civili, benessere animale, scuola e welfare attirano soprattutto donne e sinistra, con un’adesione significativamente superiore rispetto a quelle economico-distributive, come il salario minimo o il reddito minimo. Le grandi questioni redistributive, attraverso questo canale, non passano. La codifica delle iniziative è perfettibile e pubblica, ma la loro distribuzione non è uniforme: alcune tematiche, come la remigrazione o la sicurezza pubblica, vedono un’adesione dominata dagli uomini, soprattutto in aree di destra.

Le grandi questioni economico-distributive, attraverso questo canale, non passano. Il divario di genere si fa più marcato tra le fasce più giovani, con un’adesione femminile che supera di gran lunga quella maschile. Tra le donne, la distanza fra la fascia più mobilitata e quella meno mobilitata è enorme; tra gli uomini esiste, ma è molto più contenuta. La firma popolare digitale è insomma soprattutto una storia di donne giovani – e diventa una storia di uomini anziani solo nella sua coda residuale.

Il Nord traina, il Sud resta indietro. Sul referendum cittadinanza, ad esempio, i tassi di firma variano da 17,4 firme ogni 1.000 abitanti in Emilia-Romagna a 7 in Calabria. Questo divario è legato all’uso di Spid: dove l’identità digitale è più diffusa, le firme arrivano in massa. Il Mezzogiorno firma meno, e lo fa in larga misura perché ha meno accesso allo strumento. Questo fenomeno solleva una domanda decisiva: i firmatari rappresentano gli italiani? La risposta appare negativa, almeno in termini di orientamento politico.

Un firmatario veneto e un firmatario campano si assomigliano molto più di quanto ciascuno dei due assomigli al proprio elettorato di riferimento. La firma digitale produce un sottogruppo relativamente omogeneo: più giovane, più digitalmente attrezzato e più progressista dell’elettorato corrispondente. Questo fenomeno suggerisce una partecipazione politica diversa, ma non necessariamente più democratica. La firma popolare, sebbene abbia reso visibile una generazione di donne in cerca di voce, rimane un canale limitato, con una partecipazione scarsa tra gli over 65 e in aree meno digitalizzate. La firma popolare, sebbene abbia reso visibile una generazione di donne in cerca di voce, rimane un canale limitato, con una partecipazione scarsa tra gli over 65 e in aree meno digitalizzate.