Ballottaggio e preferenze: il caos del Melonellum

Il caos del Melonellum: ballottaggio e preferenze in bilico tra incostituzionalità e stabilità.

Politici italiani discutono su ballottaggio e preferenze nella legge elettorale, con caos e incertezze
Politici italiani discutono su ballottaggio e preferenze nella legge elettorale, con caos e incertezze

Il caos del Melonellum si fa sempre più intenso, con il ballottaggio e le preferenze che restano al centro delle discussioni nel centrodestra. La scadenza per il deposito degli emendamenti alla legge elettorale è fissata per le 12 di martedì 1° settembre, e i testi saranno limati al dettaglio. Sia sul fronte dell’opposizione che, soprattutto, della maggioranza, si registrano tensioni e incertezze. La soluzione del ballottaggio, che era presente nella bozza originaria del Melonellum, è tornata in discussione dopo le critiche e i rischi di incostituzionalità sollevati durante le audizioni dei costituzionalisti alla Camera.

Ballottaggio: una soluzione auspicabile?

Il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Andrea De Priamo (FdI), definisce il ballottaggio una «partita aperta». Tanto che il battitore libero Marcello Pera, eletto nelle file di FdI e aperto sostenitore di questa soluzione, ha presentato proprio lunedì sera un emendamento per introdurre il ballottaggio. La proposta vorrebbe assegnare il premio di coalizione al primo turno a chi ottiene il 48 per cento, con un secondo turno per le prime due coalizioni che abbiano superato il 38 per cento dei voti. Se invece due coalizioni ottengono più del 40 per cento, a quel punto scatta il ballottaggio.

Se il ballottaggio dovesse essere introdotto, potrebbe dare una seconda chance di vittoria al centrodestra anche nel caso in cui corra senza Vannacci e non superi la soglia necessaria a ottenere il premio di maggioranza. Tuttavia, il rischio è che questa soluzione non porti storicamente bene alla destra, poiché i suoi elettori sono più restii ad andare a votare per la seconda volta a stretto giro, mentre la mobilitazione «contro», a sinistra, è sempre molto efficace.

Le preferenze: una certezza

Unica certezza: le preferenze ci saranno, con i capilista sempre bloccati. Questo era l’accordo chiuso a inizio agosto – ma senza una definitiva formulazione dell’emendamento – e ha retto fino a ora. L’alternanza di genere, invece, rimane un’incognita. Se dovrebbe esserci, la soluzione soddisferebbe poco le richieste delle donne e in particolare di FI, il partito che più apertamente aveva manifestato l’esigenza di un correttivo di genere. Il caos aumenta, ma i politici italiani pensano al voto. La campagna bipartisan per l’introduzione del ballottaggio è in corso, ma i costituzionalisti sottolineano che, per introdurlo, servirebbe una modifica della Carta a causa del bicameralismo paritario e del Senato eletto su base regionale. Il paradosso di questa ipotesi è stato messo in luce dal costituzionalista e senatore del Pd, Dario Parrini, che ha ricordato come la ministra per le Riforme Casellati avesse affermato di escludere il ballottaggio proprio per recepire le critiche dei costituzionalisti.

La sensazione è che, più ci si avvicina alla ripresa dei lavori per l’approvazione della legge elettorale, più la confusione aumenti nel centrodestra, alla ricerca di ricette definite «di stabilità» ma che hanno l’unico obiettivo di garantire alla maggioranza uscente il miglior risultato possibile. Con il rischio che il 15 settembre, quando arriverà per il voto al Senato, il testo emendato in commissione sarà ormai un Frankenstein così pasticciato da finire immediatamente sotto la lente della Consulta.

Il ballottaggio potrebbe dare una seconda chance al centrodestra, ma non è certo che porti risultati positivi.

Le preferenze restano un punto fermo, ma l’alternanza di genere è ancora in discussione.