L’Islanda blocca l’adesione all’UE, il piano di von der Leyen si ferma
L’Islanda ha votato contro l’adesione all’Ue, mettendo in crisi i piani di espansione dell’Unione. La presidente von der Leyen reagisce con silenzio.

L’Islanda ha respinto la riapertura dei negoziati per l’adesione all’Unione europea, mettendo in ginocchio i piani di espansione dell’UE. Il voto, espresso in un referendum di sabato, ha visto il «no» vincere con il 52,8 per cento dei suffragi, un risultato che ha lasciato la presidente Ursula von der Leyen senza parole. Per la Commissione europea, il «pacchetto» che aveva visto l’Islanda come candidata a entrare nell’UE insieme al Montenegro nel 2028 si è rivelato un «pacco»: un regalo che si è trasformato in un smacco. L’Islanda, conosciuta per la sua democrazia matura e un tasso di partecipazione alle elezioni superiore al 82 per cento, ha scelto di non aprire le porte all’UE, mettendo in discussione un progetto che aveva visto Bruxelles e Reykjavík al passo con i tempi.
Il «pacchetto» in gergo brussellese
Il termine «pacchetto» non si riferisce solo a un regalo simbolico per chi sostiene l’adesione, ma a una strategia di negoziati che permette a due Paesi di entrare nell’UE in contemporanea, riducendo i costi e i tempi. L’Islanda e il Montenegro erano considerati due candidati ideali per un «package deal», un accordo che avrebbe potuto accelerare l’ingresso di entrambi. La commissaria all’Allargamento Marta Kos aveva anticipato che «potrebbero bastare uno o due anni» per completare il processo, un’indicazione che ha alimentato le speculazioni su un’entrata in UE entro il 2028. Ma il voto islandese ha messo fine a questa prospettiva, lasciando Bruxelles senza un piano chiaro.
La leader islandese, Kristrún Frostadóttir, ha spiegato che il voto era parte del mandato del suo governo, che mirava a costruire un momento di partecipazione sull’argomento. Nonostante la sua coalizione non fosse unanime a favore dell’adesione, il margine era stato considerato risicato. La ministra degli Esteri ha sottolineato che il voto non si organizza ogni due anni e che, in un momento in cui l’ordine internazionale basato sul diritto è sotto attacco, nulla è definitivo. L’Islanda, con la sua posizione geografica e la sua storia di indipendenza, ha scelto di difendere i propri interessi senza condividere sovranità, un principio che ha trovato supporto anche tra commentatori di diversi orientamenti.
Un test geopolitico per l’UE
Il voto islandese è stato visto come un test geopolitico decisivo per l’Unione. L’Islanda, pur essendo un Paese piccolo, ha una posizione strategica nel «GIUK gap», un’area chiave per la difesa atlantica. La sua decisione di non aprire i negoziati ha messo in luce le tensioni tra l’UE e i Paesi che vedono nell’adesione un’opportunità per rafforzare la propria sovranità. La presidente von der Leyen, che ha sempre sostenuto un’espansione dell’UE come investimento strategico, ha preferito rimanere in silenzio, senza commentare il risultato. Il suo silenzio ha suscitato molte domande, soprattutto dopo che aveva promosso un «momento di indipendenza europea» nel suo mandato.
La decisione islandese ha messo in discussione non solo i piani di espansione dell’UE, ma anche la capacità della Commissione di influenzare i Paesi candidati. L’Islanda, pur essendo un Paese avanzato in molti indicatori globali, ha scelto di non aprire le porte all’UE, dimostrando che l’adesione non è un’opzione automatica per tutti. Per von der Leyen, il «pacchetto» che aveva visto l’Islanda come candidata si è rivelato un «pacco», un regalo che si è trasformato in un smacco. L’UE, in un momento in cui cerca di rafforzare la sua influenza, deve ora affrontare la realtà di un Paese che ha scelto di rimanere fuori, anche se la sua posizione strategica potrebbe essere un’arma a doppio taglio.
La democrazia islandese ha scelto di non aprire le porte all’UE, anche se il suo tasso di partecipazione alle elezioni è elevato. Il voto ha messo in discussione i piani di espansione dell’UE, che avevano visto l’Islanda come candidata ideale. La presidente von der Leyen ha preferito rimanere in silenzio, senza commentare il risultato, lasciando il campo aperto a interpretazioni e speculazioni.
