L’UE si chiude in fortezza: migranti, Schengen e esternalizzazione in discussione
L’Ue si chiude in fortezza: migranti, Schengen e esternalizzazione in discussione

L’Italia ha sospeso temporaneamente il trattato di Schengen dopo la tragedia di Ceuta, un evento che ha acceso dibattiti su sicurezza, solidarietà e politiche migratorie nell’Unione europea. L’emergenza ha giustificato la decisione, ma la reazione dell’UE non è stata uniforme. Mentre la Spagna indaga su gruppi criminali e la Commissione europea valuta la decisione, l’Italia cerca di rilanciare il modello Albania come strumento per esternalizzare la gestione dei migranti in paesi terzi come Ruanda, Uganda e Ghana. La questione, però, si complica con il rischio di violare i principi di reciprocità e solidarietà che sono alla base dell’Unione.
La sospensione di Schengen e il modello Albania
L’Italia ha sospeso il trattato di Schengen dopo la tragedia di Ceuta, dove almeno 78 persone hanno perso la vita cercando di attraversare il confine. Delle 72mila persone arrivate, circa 70mila sono rientrate in Marocco. «A questo punto – sottolinea Adinolfi – sostenere la sussistenza di quei requisiti previsti dalla normativa UE, che consentono il ripristino dei controlli, è davvero molto difficile», spiega la professoressa Adelina Adinolfi. L’emergenza, però, è stata usata per giustificare una politica di esternalizzazione, con l’Italia che promuove il modello Albania come esempio per altri Stati membri.
La solidarietà non è reciproca. I principi di solidarietà e reciprocità, che sono alla base dell’Unione, sembrano essere rispettati solo in una direzione. L’Italia ha agito in modo diverso rispetto alla Spagna, che ha subìto la pressione migratoria. «La solidarietà tanto pretesa dall’Italia è stata velocemente dimenticata nei confronti della Spagna», osserva Adinolfi. La decisione di chiudere le frontiere ha messo in discussione un pilastro fondamentale dell’Unione: la libertà di circolazione.
Costi umani e democratici del modello
Il modello Albania, finanziato dall’Unione europea, prevede l’uso di hub in paesi terzi per gestire i migranti. Tuttavia, i dati mostrano che i centri di trattenimento per richiedenti asilo e i Cpr non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati. «Sia come centri di trattenimento sia come Cpr non hanno raggiunto i numeri sperati», spiega Adinolfi. Il progetto, pur costoso, rimane al vaglio della Corte UE e potrebbe comportare costi umani, sociali e democratici. L’Italia, però, non sembra disposta a rinunciare a questa strategia, anche se non è chiaro se altri Stati membri seguiranno il suo esempmo.
Un’emergenza politica e un’emergenza inesistente. La decisione dell’Italia di chiudere le frontiere è stata giustificata come risposta a un’emergenza migratoria, ma il Viminale ha sottolineato che «da gennaio di questo anno a oggi si è verificato un crollo degli sbarchi di migranti irregolari». Questo contrasto ha suscitato critiche, soprattutto da parte della Spagna, che ha accusato l’Italia di ipocrisia. L’emergenza migratoria, in alcuni casi, sembra essere usata come strumento politico per rispondere alle pressioni elettorali. Nonostante i tentativi di esternalizzare la gestione dei migranti, l’UE non ha abbandonato il tema. Anche se il modello Albania non ha raggiunto gli obiettivi sperati, l’Italia continua a promuoverlo come una soluzione. «Penso che anche i costi di tale soluzione scoraggeranno gli Stati membri dall’utilizzare questo modello», conclude Adinolfi. La questione migratoria, infatti, rimane un terreno in cui le istituzioni UE cercano di gestire la percezione di insicurezza, senza affrontare i problemi in modo concreto.
