La Corte costituzionale annulla l’ordine di arresto per Puigdemont, torna in Spagna

La Corte costituzionale annulla l’ordine di arresto per Puigdemont, che potrebbe tornare in Spagna a breve.

Carles Puigdemont, ex presidente della Catalogna e leader dell’indipendentismo, potrebbe tornare in Spagna dopo che la Corte costituzionale ha annullato l’ordine di arresto emesso contro di lui. La decisione, arrivata dopo quasi nove anni di esilio, segna un cambiamento significativo nel contesto giudiziario e politico del Paese. La Corte ha ritenuto che il Tribunale Supremo avesse violato il diritto alla tutela giudiziaria effettiva, interpretando male la legge di amnistia approvata nel giugno 2024. La sentenza, approvata con 7 voti contro 5, ha stabilito che l’amnistia si applica anche al reato di malversazione di fondi pubblici commesso durante il processo secessionista del 2017.

La legge di amnistia e il ritorno in patria

La legge di amnistia, in vigore da 2 anni e 4 mesi, è stata una contropartita politica dell’accordo che ha permesso al premier Pedro Sanchez di ottenere la fiducia del Congresso e un nuovo mandato. La Corte costituzionale ha accolto il ricorso dell’ex consigliera Dolors Bassa, ritenendo che il Tribunale Supremo avesse interpretato la legge in modo “estensivo, contrario allo spirito e alla finalità della norma”. Pochi minuti dopo, il magistrato Pablo Llarena del Supremo ha sospeso l’ordine di arresto per Puigdemont, alla luce della “nuova situazione giuridica e del diritto alla libertà” sancito dalla Costituzione, in attesa dell’applicazione della sentenza sul suo caso.

La decisione apre la strada all’applicazione dell’amnistia anche a Puigdemont, con il possibile rientro in Spagna a breve, nel pieno della campagna elettorale per le elezioni anticipate convocate da Sanchez per il 29 novembre. La svolta arriva dopo che la Corte costituzionale ha chiuso uno dei capitoli giudiziari che hanno segnato la burrascosa legislatura, con l’abolizione del reato di sedizione e la revisione della disciplina sulla malversazione.

Un ritorno politico e un’azione strategica

Puigdemont, che era fuggito in Belgio nell’ottobre 2017 dopo la proclamazione unilaterale dell’indipendenza della Catalogna, ha commentato la decisione dicendo che “sono stati sconfitti i poteri pubblici che hanno ritardato e complicato l’applicazione della legge di amnistia”. Ha rivendicato “la strategia dell’esilio” diretta “alla difesa delle istituzioni” catalane e “della legittimità delle loro decisioni”. “Decidemmo di andare in esilio per fare politica e anche il ritorno avrà un carattere politico, al servizio del Paese”, ha proseguito il leader di Junts, senza tuttavia indicare una data per l’eventuale rientro in patria.

La sentenza ha chiarito che la legge distingue i casi di arricchimento personale dalle spese sostenute per “preparare, realizzare e finanziare” le iniziative legate al processo indipendentista. La Corte costituzionale ha respinto l’interpretazione del Tribunale Supremo, che aveva sostenuto che l’impiego di fondi pubblici per l’organizzazione del referendum indipendentista del primo ottobre 2017 aveva prodotto un beneficio personale. La decisione ha suscitato reazioni contrastanti nel panorama politico spagnolo. Il leader del Pp, Alberto Nunez Feijoo, ha definito l’amnistia “un altro inganno di Sanchez”, sostenendo che “vendere favori in cambio di potere deve essere punito nelle urne”. Per ora, Puigdemont non rientrerà in patria, ma ha già fatto irruzione nella convulsa campagna elettorale, con il possibile rientro in Spagna a breve.