Roberto Saviano critica la gestione delle fonti di Ranucci: «Serve diffidenza con le fonti»
Roberto Saviano critica la gestione delle fonti di Ranucci, sottolineando il rischio di essere manipolato con l’affetto.

Roberto Saviano ha criticato la gestione delle fonti da parte di Sigfrido Ranucci, sottolineando come il conduttore di Report possa aver perso la capacità di mantenere distanza e diffidenza nei confronti di soggetti potenzialmente pericolosi. L’analisi, pubblicata in una video-rubrica sui suoi profili social, arriva in un momento in cui l’inchiesta su Valter Lavitola, imprenditore arrestato per aver manipolato Ranucci, ha acceso dibattiti su come si gestiscono le relazioni con fonti sensibili. «Il potere non corrompe più soltanto con le bustarelle, ma con l’affetto», ha scritto Saviano, sottolineando come Lavitola abbia usato l’affetto e i contatti personali per agganciare Ranucci, mettendolo in una posizione di vulnerabilità.
La relazione tra Ranucci e Lavitola
Secondo il giudice, Lavitola ha utilizzato una strategia basata sull’affetto e sui contatti personali per mantenere un legame con Ranucci, che ha finito per considerarlo un amico. «Non c’è distanza, non c’è diffidenza, non c’è il sospetto come igiene professionale verso la fonte», ha sottolineato Saviano, spiegando come questa mancanza di distanza abbia portato a una situazione in cui la fonte è diventata un’amica. «La corazza che non avevano bucato le interrogazioni parlamentari, le querele, i tagli, è riuscita a essere violata da un abbraccio», ha commentato lo scrittore, riferendosi all’abbraccio dell’amico Lavitola.
Il potere non corrompe più con l’affetto, ma con l’abitudine a sentirsi amati. Saviano ha sottolineato come il rischio di essere manipolato da un faccendiere come Lavitola sia cresciuto, grazie a una strategia che unisce l’affetto e i contatti personali. «Mentre un faccendiere, con un ristorante di pesce, con mille “ti voglio bene”, con un contatto preso anche per una questione legata ai figli, ha agganciato Ranucci e di fatto lo ha manipolato, come scrive il giudice nelle carte», ha scritto, mettendo in luce un rischio per la professione del giornalismo d’inchiesta.
La politica come carta moschicida
Secondo Saviano, la politica è diventata una forma di corruzione non tradizionale, in cui il potere si esercita non solo con i soldi, ma anche con l’affetto e la fama. «Il veleno vero, che in qualche modo funge da carta moschicida per Ranucci, è proprio la politica», ha affermato, spiegando come la fama e i messaggi dei fan abbiano influenzato la gestione delle fonti da parte del conduttore. «I nemici di Ranucci, che volevano Report a pezzi, non ci sono riusciti in vent’anni», ha sottolineato, ma il rischio di essere manipolato da un faccendiere come Lavitola è cresciuto.
La fonte non si sceglie tra le anime belle, ma tra chi sa le cose. Saviano ha ricordato come il giornalismo d’inchiesta richieda una capacità di discernimento e di distanza. «La fonte diventa sua amica», ha scritto, mettendo in evidenza come la relazione con Lavitola abbia potuto portare a una situazione in cui il conduttore ha perso la capacità di mantenere una distanza professionale. «Serve diffidenza con le fonti», ha concluso, lanciando un appello a tutti i giornalisti d’inchiesta per mantenere una guardia alta nei confronti delle fonti, anche quelle che sembrano sincere e affettuose.
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