Mons. Honcharuk: “L’odio non è la nostra forza, l’amore ci permette di difendere la vita”
Mons. Honcharuk parla della guerra in Ucraina e della forza dell’amore come difesa contro l’odio.

—
Il vescovo di Kharkiv-Zaporizhzhia, mons. Pavlo Honcharuk, ha parlato al Meeting di Rimini del conflitto in Ucraina, sottolineando che la resistenza del popolo non nasce dall’odio, ma dall’amore per la vita. La guerra, che ha segnato la vita di milioni di ucraini, ha portato dolore, sofferenza e una maturazione precoce dei giovani. Il presule ha ricordato come i bambini, cresciuti sotto le bombe, portino con sé il peso della guerra e la responsabilità di ricostruire il Paese. La sua testimonianza, fatta di emozioni e riflessioni, ha messo in luce l’importanza di non permettere all’odio di prendere il sopravvento.
La forza dell’amore
“L’odio uccide chi odia, la nostra forza è l’amore che ci fa difendere la vita”, ha detto mons. Honcharuk. Per lui, la vera forza del popolo ucraino non è nella vendetta o nell’ostilità, ma nell’amore per la famiglia, per la patria e per ogni essere umano. Non abbiamo odio nei confronti di nessuno, ha affermato, ricordando che la sua comunità è stata educata ai valori cristiani e alla dignità della persona. L’amore, ha spiegato, è il motore che spinge tante persone a difendere il proprio Paese, non per distruggere, ma per proteggere la vita.
La guerra e i bambini
Il vescovo ha raccontato un episodio che ha lasciato un segno profondo: un bambino di dieci anni, seduto accanto a una tomba, ha detto di venire a raccontare a suo padre come sta. “Vengo qui da mio papà per raccontargli come sto”, ha detto il bambino. L’immagine, secondo mons. Honcharuk, rappresenta il prezzo umano della guerra, che ha trasformato la vita di intere generazioni. I bambini, cresciuti in un contesto di guerra, maturano in fretta, spesso con una maturità che sembra fuori dal loro età. A volte, ascoltandoli parlare, si ha l’impressione di trovarsi davanti a persone che hanno già cinquant’anni di esperienza, ha osservato.
Fin dal 2014, molti alunni hanno realizzato disegni e messaggi destinati ai loro familiari impegnati nei combattimenti. “Portavo personalmente quei disegni ai soldati nelle trincee”, ha ricordato il vescovo. “Li accoglievano con commozione e li conservavano con cura. Erano un segno concreto che qualcuno li stava aspettando e continuava a pensare a loro. Quei disegni scaldavano le trincee”. Oggi, molti di quei bambini sono diventati adulti, e alcuni sono impegnati nel volontariato, nella raccolta di materiali per il fronte o nella preparazione di reti mimetiche. Altri continuano a studiare, in Ucraina o all’estero, pensando al futuro del loro Paese.
Il vescovo ha anche sottolineato che la resistenza ucraina non nasce da sentimenti di vendetta né dall’ostilità verso altri popoli. “Non abbiamo odio nei confronti di nessuno”, ha affermato. “Siamo stati educati secondo il Vangelo e i valori cristiani. Sono i valori della famiglia, della dignità della persona, delle relazioni tra genitori e figli. È questo patrimonio che cerchiamo di custodire”. La sua testimonianza ha messo in luce come la guerra abbia trasformato la vita di intere generazioni, ma anche come l’amore e la speranza continuino a radicarsi nel cuore del popolo ucraino.
