Rosaria Capacchione: il rapporto con le fonti e la crisi del giornalismo

Rosaria Capacchione parla del rapporto tra giornalisti e fonti e della crisi del mestiere.

Rosaria Capacchione parla del rapporto tra giornalisti e fonti e della crisi del mestiere
Rosaria Capacchione parla del rapporto tra giornalisti e fonti e della crisi del mestiere

Il rapporto tra giornalisti e fonti

Rosaria Capacchione, giornalista e ex senatrice del Pd, ha parlato del rapporto tra giornalisti e fonti, un tema che ha sempre segnato la sua carriera. «Ognuno può essere amico di chiunque, ma il punto è un altro ed è il rapporto di amicizia con la fonte», ha sottolineato. Per lei, il lavoro di un giornalista non è solo raccogliere informazioni, ma anche comprendere i limiti e i rischi di certi contatti. «Noi dobbiamo frequentare ogni ambiente a caccia di notizie, ma tu saresti andata a mangiare da Lavitola?», ha chiesto, facendo riferimento al pluripregiudicato Valter Lavitola, implicato nella bomba che ha colpito Sigfrido Ranucci.

Il rapporto con fonti dubbie richiede attenzione e distanza. Capacchione ha spiegato che in alcuni casi, come con fonti legate a servizi segreti o ambienti massonici, è necessario evitare qualsiasi forma di amicizia. «Io uso una regola perché quella persona, che avrebbe interesse a tacere, mi racconta una notizia?», ha chiesto, sottolineando l’importanza di mantenere la distanza per evitare di finire in trappola.

La crisi del giornalismo e la costruzione di eroi

La crisi del giornalismo, secondo Capacchione, non è solo un problema di qualità, ma anche di metodo e di valori. «Quanto è profonda la crisi del giornalismo? Dovremmo riflettere molto sul nostro mestiere», ha affermato. Lei ha visto il giornalismo resistere a situazioni estreme, come il fascismo, il terrorismo e la mafia, ma sente che questa volta c’è un’assuefazione. «Vincono i comunicati stampa, la notizia che dura tre minuti nelle testate online, c’è una mancanza d’interesse verso gli approfondimenti», ha osservato.

La costruzione di eroi ha contribuito a una crisi di sistema. Capacchione ha sottolineato che la costruzione di miti e eroi, tipica di certi periodi, ha portato a una certa distanza tra giornalisti e il pubblico. «La costruzione del mito, tipica di questa stagione, contribuisce a causare la caduta di un sistema quando crolla l’eroe di turno», ha detto.

Rosaria Capacchione ha parlato anche della sua esperienza di giornalista, che ha visto la sua carriera evolversi nel tempo. «Io ho lavorato per anni in un giornale, cambiavano i direttori ma noi eravamo sempre gli stessi, chi era un poco più debole e ricattabile, chi era più coraggioso, chi più impaurito», ha ricordato. Lei ha visto il giornalismo affrontare situazioni difficili, ma ha anche visto come si stia trasformando. «Il nostro lavoro è fatto di dubbi, di confronto con le parti non della costruzione del nemico a tutti i costi», ha detto. Per lei, il giornalismo non è solo raccogliere notizie, ma anche mantenere un equilibrio tra obiettività e empatia. «La scorta non qualifica il cronista, ne segna una stagione e non dipende da lui», ha concluso.