Il Sud del Libano è una distesa di macerie. I raid israeliani continuano
Il Sud del Libano è una distesa di macerie. I raid israeliani continuano senza sosta.

Occupazione e distruzione nel Sud del Libano
Il Sud del Libano è una distesa di macerie. Dopo mesi di bombardamenti e operazioni militari, il territorio è stato ridotto a un paesaggio di rovine, con strade, quartieri e edifici residenziali distrutti. L’occupazione israeliana, che si è consolidata nel tempo, ha visto l’installazione di basi militari e la distruzione di abitazioni civili per impedire il ritorno dei residenti. Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 350mila persone rimangono ancora sfollate, molte delle quali provengono da aree distrutte o sotto occupazione. Il quadro è simile a quello della Striscia di Gaza, con un silenzio internazionale che non ha fermato la guerra. La guerra non si ferma, nonostante i cessate il fuoco
Dovrebbe essere in vigore un cessate il fuoco tra Hezbollah e Israele, firmato ad aprile e rinnovato più volte. Tuttavia, le operazioni militari israeliane proseguono, così come l’occupazione di parte del territorio libanese. L’escalation non è stata fermata, e Hezbollah ha continuato ad operare indisturbato. L’occupazione, che inizialmente aveva l’obiettivo di disarmare il gruppo sciita, si è trasformata in un’occupazione di un territorio sovrano, con attacchi militari, azioni di disturbo e sorveglianza. Il governo israeliano ha vincolato il ritiro dai territori libanesi al disarmo di Hezbollah, un accordo che non ha portato a un cessate il fuoco né a un ritiro dell’esercito israeliano.
La resistenza del Libano passa anche attraverso i film
La resistenza del Libano passa anche attraverso i film. «Manteniamo viva la nostra terra» è un esempio di come la cultura libanese si oppone alla guerra. Nei giorni scorsi, i raid israeliani si sono fatti più intensi, in concomitanza con la ripresa dei bombardamenti tra Stati Uniti e Iran. Le colline strategiche di Ali al-Taher sono state colpite più volte, e le cittadine di Arabsalim, Nabatieh al-Fawqa e Mansouri sono state attaccate dopo accuse infondate da parte dell’esercito israeliano di aver lanciato un drone verso alcuni soldati. Le accuse non sono state supportate da prove, ma i raid continuano. Hezbollah si adatta e si rafforza
Dal 2023 in poi, il gruppo sciita ha subito perdite pesanti, che hanno intaccato l’organizzazione come mai era avvenuto prima. Tuttavia, è stato capace di riorganizzarsi e di adattarsi al mutato contesto regionale. L’impiego dei droni FPV ha compensato gran parte del suo arsenale missilistico distrutto dai bombardamenti israeliani. Questo significa che il disarmo è lontano e il partito-milizia è ancora in grado di colpire il nord di Israele. La pressione militare israeliana non fa altro che indebolire il governo libanese, a cui viene imposto il disarmo di Hezbollah da Washington e Tel Aviv, senza budget né forza politica.
Un governo debole e un paese diviso
Il governo libanese, guidato da Nawaf Salam, ha tentato di mettersi contro Hezbollah, dichiarandone illegali le attività militari nel tentativo di relegare il partito alla sola sfera politica. Tuttavia, gli sforzi sono stati limitati e non hanno fermato l’escalation. Il paese è diviso a metà: da un lato, Hezbollah è incluso nel Memorandum di Islamabad firmato tra Teheran e Washington, che prevede un “cessate il fuoco su tutti i fronti”; dall’altro, è in vigore l’accordo quadro firmato dal governo libanese e israeliano, che prevede il ritiro dell’Idf e il dispiegamento dell’esercito libanese in alcune “aree pilota”. Entrambi gli accordi non hanno portato a un cessate il fuoco né a un ritiro dell’esercito israeliano dal Sud.
La guerra continua, senza fine La guerra nel Sud del Libano non ha fine. Israele continua a bombardare, Hezbollah attende e si riorganizza, mentre il governo libanese rimane spettatore, debole e impotente. Per ora, le minacce di Teheran e le pressioni di Trump su Netanyahu hanno impedito i bombardamenti su Beirut, ma nel Sud nessuno riesce a fermare Israele. Il Libano, paese dei paradossi, si trova in una situazione senza via d’uscita. La guerra non si ferma, e il Sud del Libano rimane una distesa di macerie.
