Raffaele Sollecito, la sua vita dopo il caso Meredith Kercher: lavoro, residenza e il peso del passato
Raffaele Sollecito, ex imputato per l’omicidio di Meredith Kercher, oggi vive tra Italia e Germania e lavora nel settore tecnologico.

Questo mese, Raffaele Sollecito torna al centro dell’attenzione pubblica, ospite del programma Belve Crime, dove ripercorrerà una delle vicende giudiziarie più discusse degli ultimi anni. Assolto definitivamente nel 2015 dall’accusa di omicidio di Meredith Kercher, Sollecito ha scelto di vivere una vita completamente diversa da quella che lo vide coinvolto in un processo che ha scosso l’opinione pubblica italiana. Oggi, a 42 anni, Sollecito vive tra la Puglia, Milano e la Germania, dedicandosi al lavoro nel settore tecnologico e cercando di ricostruire una quotidianità lontana dai riflettori.
Un percorso professionale nel settore informatico
Dopo aver lasciato definitivamente Perugia, città in cui studiava Ingegneria informatica quando la sua vita cambiò radicalmente, Sollecito ha completato gli studi a Verona e ha iniziato un percorso professionale nel mondo dell’IT. Negli anni si è specializzato nel settore della sicurezza informatica e delle infrastrutture cloud, lavorando come cloud architect per aziende europee. Ha ricostruito la propria stabilità partendo esclusivamente dalle sue competenze professionali.
Parallelamente si occupa di sviluppo di siti web, progettazione di videogiochi e droni, confermando una forte vocazione per il mondo informatico. Sollecito lavora principalmente da remoto e avrebbe avviato anche una startup legata alla commemorazione digitale dei defunti, un progetto che unisce tecnologia e memoria online. Negli ultimi tempi sembrerebbe, secondo alcune fonti, che si sia stabilito a Berlino, scelta fatta sia per motivi professionali sia per migliorare il tedesco.
Un legame indelebile con il passato
La storia di Raffaele Sollecito resta indissolubilmente collegata all’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto il 1° novembre 2007 a Perugia. All’epoca Sollecito era il fidanzato di Amanda Knox, anche lei finita sotto accusa insieme a lui durante le indagini. I due trascorsero quasi quattro anni in carcere prima dell’assoluzione definitiva arrivata nel 2015. Il suo nome resta inevitabilmente legato al caso Meredith Kercher.
Nel frattempo, l’unico colpevole riconosciuto in via definitiva per il delitto è stato Rudy Guede. Successivamente Sollecito tentò anche di ottenere un risarcimento per ingiusta detenzione, chiedendo oltre 500mila euro, ma la richiesta venne respinta dai giudici, secondo cui alcuni suoi comportamenti durante le indagini avrebbero contribuito ai sospetti nei suoi confronti. Con Amanda Knox i rapporti oggi sarebbero molto più freddi rispetto al passato. I due si sentono sporadicamente, ma hanno intrapreso vite completamente diverse.
Nonostante la nuova vita costruita lontano dai tribunali, Sollecito ha più volte ammesso che il suo nome resta inevitabilmente legato al caso Meredith Kercher. Ogni anniversario del delitto, ha spiegato, riporta l’attenzione pubblica sulla vicenda e riaccende curiosità e diffidenza.
