Amanda Knox: «Tutte le prove portano a Rudy Guede, non a me»

Amanda Knox torna a parlare dell’omicidio di Meredith Kercher: «Tutte le prove portano a Rudy Guede, non a me»

Amanda Knox: «Tutte le prove portano a Rudy Guede, non a me»
Amanda Knox: «Tutte le prove portano a Rudy Guede, non a me»

Amanda Knox, condannata e definitivamente assolta per l’omicidio di Meredith Kercher a Perugia nel 2007, ha parlato in un’intervista alle Iene, tornando a sottolineare che «tutte le prove portano a Rudy Guede, non a me». L’ex imputata ha riconosciuto in se stessa l’imprenditore Chico Forti, detenuto in Florida e in attesa di essere estradato in Italia per scontare l’ergastolo per un omicidio per il quale si è sempre dichiarato innocente. Knox ha espresso empatia per la sofferenza di Forti, riconoscendo in lui una situazione simile alla sua.

Un sistema giudiziario che oscilla

Knox ha sottolineato come «tutti i sistemi giudiziari oscillano e fanno degli errori». Secondo le sue parole, «non si può dare per scontata la giustizia, non è qualcosa che ti viene semplicemente data, anche se te la meriti, ma qualcosa per cui devi lottare». L’ex imputata ha anche espresso solidarietà per Forti, dicendo di essere «molto commossa dall’onda di solidarietà degli italiani nei suoi confronti», ricordando come gli americani abbiano mostrato simili sentimenti nei suoi confronti.

La giustizia americana ha fatto malissimo a lui, ha detto Knox, riferendosi a Forti. «Nelle due vicende molte cose sono simili. Il suo interrogatorio non è stato registrato, poi hanno costruito un caso contro di lui che era privo di evidenze. Questo caso è imbarazzante, non ci sono prove contro di lui. La polizia ha deciso sin da subito il colpevole e nel momento in cui per loro l’evidenza era un ostacolo hanno inventato altre prove», ha aggiunto.

La sofferenza di un’immagine distorta

Knox ha anche parlato del suo rapporto con l’Italia, dicendo di non portare rancore e di non considerare colpa degli italiani per la sua immagine distorta. «So che gli italiani che continuano a odiarmi, odiano un’idea di me che non esiste. E non è colpa loro. Sono stati messi davanti a una storia falsata, sono stati ingannati, quindi non è colpa loro», ha sottolineato.

Non si può dare per scontata la giustizia, ha detto Knox. «L’Italia è importante per me», ha aggiunto, «e sono felice di poter offrire il mio punto di vista per aiutare un italiano. Tutti i sistemi giudiziari oscillano e fanno degli errori. Non si può dare per scontata la giustizia, non è qualcosa che ti viene semplicemente data, anche se te la meriti, ma qualcosa per cui devi lottare e Chico lo farà per il resto della sua vita», ha concluso.

Knox ha anche riconosciuto in se stessa la sofferenza di Forti, dicendo di sentirsi «molto vicina a lui» e di riconoscere «la sua speranza di essere riconosciuto per quello che è». L’ex imputata ha sottolineato come «la polizia ha deciso sin da subito il colpevole e nel momento in cui per loro l’evidenza era un ostacolo hanno inventato altre prove», un’esperienza che ha condiviso con il caso di Forti.

«So che ha ucciso Meredith», ha detto Knox, «e so che lui non ammette di averlo fatto e che punta il dito contro di me e Raffaele». «Lui era un uomo armato contro una donna senza arma», ha concluso, «non deve essere per forza più complicato di così».