Malattie oncologiche a Gaza: il blocco israeliano riduce la sopravvivenza del 45%

A Gaza, il blocco israeliano ha ridotto la sopravvivenza dei pazienti oncologici del 45%. La guerra ha reso impossibile l’accesso alle cure e al monitoraggio.

Pazienti oncologici a Gaza non ricevono cure e monitoraggio, il blocco israeliano riduce la sopravvivenza
Pazienti oncologici a Gaza non ricevono cure e monitoraggio, il blocco israeliano riduce la sopravvivenza

La guerra in Gaza ha reso il cancro una condanna a morte per migliaia di pazienti. Secondo un recente studio, il rischio di morte per i pazienti oncologici è aumentato del 45% a causa del blocco israeliano, che impedisce l’accesso alle cure esterne e alla registrazione medica. La situazione si è aggravata dopo il 7 ottobre, quando le strutture sanitarie sono state distrutte e il monitoraggio dei pazienti è diventato impossibile. La scarsità di farmaci e strumenti diagnostici ha reso ancora più difficile il trattamento delle malattie oncologiche, con decessi quotidiani per mancanza di chemioterapia. La guerra ha reso impossibile anche il tracciamento dei pazienti, con migliaia di persone che non riescono più a ricevere cure o a essere seguite nel tempo.

Il blocco israeliano e l’accesso alle cure

La guerra ha reso impossibile l’accesso alle cure per migliaia di pazienti oncologici. L’esercito israeliano impone rigidi limiti agli attraversamenti verso l’Egitto, nonostante l’accordo di cessate il fuoco del 2025 prevedesse la libera circolazione. Secondo i funzionari sanitari palestinesi, solo circa 11mila persone sono riuscite a lasciare Gaza per ricevere trattamenti, meno della metà di quelle previste. La Cogat, l’agenzia militare israeliana, sostiene di coordinare le evacuazioni mediche con l’Organizzazione mondiale della sanità, ma i pazienti devono superare controlli di sicurezza e ottenere una richiesta valida. Restano in attesa circa 20mila pazienti registrati, tra cui 5mila oncologici, che non riescono a lasciare la Striscia.

La guerra ha reso impossibile non solo curare, ma anche sopravvivere. Tra i pazienti che non riescono a uscire, il rischio di morte è aumentato in modo drammatico. Secondo Skaik, che dirigeva la principale struttura oncologica della Striscia, prima della guerra erano registrati a Gaza circa 11mila pazienti oncologici. Oggi stima che a questi se ne possano essere aggiunti altri 6mila. La guerra ha reso impossibile anche il monitoraggio dei pazienti, con la distruzione delle strutture sanitarie e del registro oncologico, la perdita di personale e le restrizioni agli spostamenti.

La distruzione delle strutture sanitarie e la mancanza di farmaci

La guerra ha distrutto la principale struttura oncologica di Gaza, riducendo drasticamente le possibilità di cura. Gli ospedali rimasti operativi devono fare i conti con la scarsità di farmaci e strumenti diagnostici. Secondo i medici citati da Reuters, hanno perso fino al 70% delle forniture mediche essenziali, comprese quelle necessarie per la cura del cancro. «Abbiamo registrato un numero significativo di decessi, da tre a cinque al giorno, perché i pazienti non ricevono la chemioterapia necessaria per salvarsi la vita», ha dichiarato Mohamed Abu Selmia, direttore dell’ospedale Al Shifa.

La guerra ha reso impossibile il tracciamento dei pazienti e la raccolta di dati completi. Prima della guerra, il sistema di registrazione dei tumori era già fragile e basato in larga parte su documenti cartacei. Dopo il 7 ottobre, la distruzione delle strutture sanitarie e del registro oncologico, la perdita di personale e le restrizioni agli spostamenti hanno reso il monitoraggio ancora più difficile. Nel dicembre 2023, quando i ricercatori hanno provato a seguire una coorte di donne per valutarne la sopravvivenza a cinque anni, alcune strutture erano già state distrutte e parte del personale non era più disponibile. In alcuni casi non era più possibile recuperare le cartelle cliniche dei pazienti o sapere dove fossero finite.

La guerra ha reso la vita di migliaia di pazienti oncologici un vero inferno. Tra le vittime c’è Khuloud Abu Sahmoud, 33 anni, madre di due figli e affetta da un tumore ovarico in fase avanzata. Dal cessate il fuoco dello scorso ottobre aspetta di poter lasciare Gaza per curarsi in Egitto o altrove. Nel frattempo, il tumore si è diffuso ai polmoni e alle ossa. «Ogni giorno la mia malattia progredisce e la mia condizione è tragica. Mi sono cadute tutte le unghie, non ne ho più. Non mi resta che aspettare la morte», dice. Per lei, come per migliaia di altri pazienti, il primo ostacolo è uscire dalla Striscia. La guerra ha reso impossibile non solo curare, ma anche sopravvivere.