Lavitola e i sogni preoccupati per Ranucci. Un retroscena sull’attentato
Lavitola ha sognato che Ranucci non stava bene. Indagini in corso sull’attentato a Pomezia.

Il 31 luglio 2025, alle ore 15:28, Valter Lavitola ha inviato un messaggio a Sigfrido Ranucci, chiedendogli notizie sul suo stato di salute dopo aver sognato che non stava bene. Questo episodio, ora agli atti dell’inchiesta dell’Antimafia di Roma, segna un momento cruciale nel giallo che ha portato all’attentato a Pomezia del 16 ottobre 2025. Le telefonate e i messaggi continui tra i due uomini, rivelati durante l’interrogatorio del 2 luglio 2026, alimentano il sospetto che Lavitola potesse aver alimentato un clima di tensione intorno al giornalista di Report. La sua preoccupazione, però, sembra essere nata da un vero e proprio sentimento di amicizia, non da un piano di intimidazione.
Un rapporto complesso tra amicizia e sospetto
Lavitola, noto come faccendiere-ristoratore, ha sempre dichiarato di non fare mai del male né a Ranucci né alla sua famiglia. Questo ha reso il suo comportamento durante l’interrogatorio ancora più enigmatico. Durante le dichiarazioni spontanee, ha affermato: «Un attentato non si fa per il bene e tutti i benefici che (Ranucci, ndr) avrebbe potuto avere dall’attentato (scorta, ecc.) li ha già». Questa frase, sebbene sembri una difesa, ha sollevato ulteriori domande sugli intenti veri di Lavitola. Gli inquirenti, però, non hanno trovato prove definitive che possano collegare il ristoratore al piano dell’attentato.
Le relazioni di Lavitola con altri personaggi, come Clesio Gomes Tavares, hanno ulteriormente complicato l’indagine. Durante l’interrogatorio, Lavitola ha raccontato di aver conosciuto Gomes in un ristorante di Barcellona, dove ha avuto un episodio leggero con una ragazza. «Ho fatto una battuta in spagnolo: guarda io non guardavo lei ma te perché sono gay», ha detto, spiegando come si sono creati i rapporti. Tavares, però, è scomparso e non è chiaro dove si trovi al momento. Gli inquirenti hanno inviato una rogatoria al Camerun, ma non si sa ancora se questa mossa porterà a nuove informazioni.
Un’inchiesta in movimento
Al contempo, il caso ha visto l’ingresso di Fabrizio Corona, che ha rilanciato accuse di abusi di potere, basate su testimonianze raccolte da Angela Camuso. Corona, in passato, aveva attaccato Report per un servizio su Ignazio La Russa, e ora sembra voler sfruttare la situazione per nuove accuse. Ranucci, però, non ha risposto alle domande su eventuali azioni legali intraprese dal suo assistito. Non è chiaro se parlerà del caso nel suo spettacolo a Cerveteri, in scena dopo che il giornale è andato in stampa.
Le indagini proseguono con l’interrogatorio di altri membri del commando, tra cui Marika De Filippis, che è ai domiciliari. Il suo video su Instagram, in cui ha espresso pensieri per la figlia in arrivo, ha suscitato reazioni. Gli inquirenti stanno cercando di chiarire chi ha pagato i bombaroli e se i responsabili erano a conoscenza dell’identità della vittima. «Per gli esecutori emerge che non fossero a conoscenza dell’identità della vittima e dell’obiettivo del mandante», ha scritto un rapporto interno. Questi elementi, se confermati, potrebbero cambiare il quadro dell’indagine.
Nonostante le complessità, il caso di Ranucci rimane al centro dell’attenzione. L’inchiesta dell’Antimafia di Roma continua a cercare risposte, anche se le zone d’ombra non si riducono. La verità, come ha detto Lavitola, sembra mescolarsi con la menzogna, e il futuro di questa vicenda resta ancora incerto.
