Saman Abbas, la sua voce nella docuserie HBO Max: «Non sono una ragazza sbagliata»
HBO Max presenta una docuserie su Saman Abbas, una diciottenne che perse la vita in un conflitto familiare. La serie riparte dalla sua voce e dal suo desiderio di autonomia.

Saman Abbas, diciottenne di origine pachistana, viveva a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, con la famiglia. Il 30 aprile 2021, nella notte, lasciò la casa insieme ai genitori e scomparve nel buio. Le telecamere di sorveglianza dell’azienda agricola dove lavorava il padre registravano alcuni dei suoi ultimi movimenti. Poi, per 566 giorni, non ci fu traccia di lei. Le ricerche si concentrarono nelle campagne di Novellara, fino alla svolta: lo zio Danish Hasnain guidò gli investigatori al luogo in cui il corpo fu nascosto. I resti della diciottenne furono trovati a circa due metri di profondità nei pressi di un casolare abbandonato.
La voce di Saman e la sua lotta per l’autonomia
La docuserie HBO Max “Saman – La verità nascosta” cerca di ripartire non solo dalle indagini, ma dalla voce vera della ragazza. Gli audio originali di Saman, recuperati attraverso un lavoro di ricostruzione documentaria, sono il materiale più potente della serie. La sua voce, che nessun interprete deve ricostruire, torna ad avere il volto di una diciottenne che chiedeva qualcosa di elementare e, per lei, drammaticamente difficile da ottenere: poter decidere della propria vita.
La sua volontà di autonomia si tradusse in un conflitto con la famiglia. Aveva rifiutato il matrimonio organizzato e aveva una relazione con un altro ragazzo. Sui social aveva scelto il nome “Italian Girl”, un segno del suo desiderio di integrarsi e di vivere in modo diverso. La giustizia italiana ha ricostruito l’omicidio come un delitto premeditato all’interno del nucleo familiare. Nelle motivazioni della sentenza d’appello, i giudici hanno sottolineato come il desiderio di autonomia di Saman fosse diventato incompatibile, agli occhi dei familiari, con il sistema di valori al quale pretendevano che si conformasse.
La sua voce è il cuore della docuserie, un elemento che non può essere ricostruito.
Il fratello Haider e la dimensione privata
Un’altra voce fondamentale è quella di Haider, il fratello minore di Saman. La sua testimonianza ha avuto un ruolo centrale nella vicenda processuale. Il racconto del fratello aggiunge una dimensione privata al racconto giudiziario: il rapporto con la sorella e ciò che accadde intorno alla sua scomparsa.
La Corte d’assise d’appello di Bologna ha ritenuto credibile il racconto del giovane e lo ha considerato estraneo alla preparazione e all’esecuzione del delitto. La docuserie permette di seguire la vicenda non soltanto attraverso investigatori e atti processuali, ma attraverso chi con Saman aveva condiviso la vita familiare. Il materiale raccolto, insieme alle parole del fratello, offre una visione più completa del caso, che va oltre la semplice ricerca del corpo della ragazza.
La serie non si limita alla cronaca, ma cerca di restituire la voce e la vita di Saman.
La docuserie “Saman – La verità nascosta” è prodotta da Aurora TV e porta le firme di Lorenzo Avola e Carmen Vogani, che l’hanno scritta insieme a Simona Coppini. Giannandrea Pecorelli e Benedetta Fabbri sono i produttori, con Giulia Cerulli produttrice delegata. La regia dei primi due episodi è di Francesca Mazzoleni, mentre il terzo è diretto da Gianluca Santoni. Emanuele Pasquet firma la fotografia, Simone Mele il montaggio e Lorenzo Tomio e Maddalena Pasqua le musiche originali.
La serie torna su quei luoghi e su quella lunga assenza, ma prova a evitare che la storia di Saman coincida soltanto con la ricerca del suo corpo. Con la sua voce, Saman diventa un volto reale, una voce che chiedeva di essere ascoltata e di poter decidere della propria vita.
