Lavitola confessa attentato a Ranucci, ma giudice respinge domiciliari

Valter Lavitola ha confessato di aver ordinato un attentato a Sigfrido Ranucci, ma la giudice ha respinto la richiesta di arresti domiciliari

Valter Lavitola in carcere dopo aver confessato un attentato a Sigfrido Ranucci, ma la giudice ha respinto la richiesta di arresti domiciliari
Valter Lavitola in carcere dopo aver confessato un attentato a Sigfrido Ranucci, ma la giudice ha respinto la richiesta di arresti domiciliari

Valter Lavitola, pluripregiudicato e faccendiere noto per le sue attività criminali, ha confessato di aver ordinato un attentato «a fin di bene» contro l’abitazione di Sigfrido Ranucci, ma la sua versione non convince i magistrati. La giudice Iole Moricco ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dall’avvocato Sergio Cola, legale vicino alla destra di governo. Lavitola, arrestato di recente, ha fornito ricostruzioni inverosimili, secondo la giudice, che mettono in dubbio la sua collaborazione con il suo factotum, Clesio Tavares Gomes, responsabile dell’organizzazione dell’attentato. La giudice ha sottolineato come Lavitola avrebbe avuto tempo per concordare le versioni con Gomes, che si trova in Camerun, e ha ritenuto inverosimile l’asserita estraneità del faccendiere alla scelta dell’ordigno esplosivo.

Confessioni e ambiguità

Lavitola, durante gli interrogatori, ha dichiarato di aver agito per rafforzare la scorta di Ranucci, ma le sue parole non hanno convinto gli inquirenti. La giudice ha sottolineato come le ricostruzioni fornite dal faccendiere siano incoerenti e non supportate da prove. Inoltre, la giudice ha rilevato come Lavitola potrebbe facilmente contattare Gomes, se fosse in libertà, per concordare una versione che potrebbe supportare dichiarazioni inattendibili. Le dichiarazioni di Lavitola non sono state accolte come attendibili. L’ipotesi di un attentato «morbo» contro la casa del conduttore è emersa anche dalle intercettazioni, ma i detenuti non hanno ancora fornito dettagli concreti.

La rete di relazioni e il ruolo di Gomes

Clesio Tavares Gomes, detto «O Nir», è stato identificato come il principale esecutore dell’attentato, ma il suo ruolo non è chiaro. Gomes, che si trova in Camerun, è stato indicato come il responsabile della pianificazione dell’ordigno, ma la sua collaborazione con Lavitola è stata messa in dubbio. La giudice ha sottolineato come il rapporto tra i due sia stato utilizzato per mettere in discussione la veridicità delle dichiarazioni di Lavitola. Inoltre, Gomes ha un passato legato a gruppi criminali, come l’armata Wagner, e ha gestito affari di carbon credit in Camerun. Questi elementi hanno reso il caso ancora più complesso e sospetto.

La giudice ha anche rilevato come l’asserito movente legato alla volontà di rafforzare la scorta di Ranucci sia in contraddizione con le indagini. Inoltre, Lavitola ha avuto tempo per concordare le versioni con Gomes, che era facilmente raggiungibile nella sua dimora camerunense. Questo ha reso sospetto il suo ruolo nella gestione dell’attentato. La giudice ha ritenuto che l’ipotesi di arresti domiciliari non fosse supportata da prove sufficienti.

La vicenda ha suscitato reazioni anche a livello politico. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha espresso disapprovazione per le contraddizioni emerse nel caso, sottolineando come il pubblico non sia mai stato indulgente nei confronti di tali situazioni. Inoltre, l’avvocato Sergio Cola, legale di Lavitola, è noto per i suoi legami con la destra di governo e per la sua vicinanza a vertici del partito. La sua richiesta di domiciliari è stata respinta, nonostante i suoi contatti con i vertici politici.