La storia di una fabbrica di munizioni a Colleferro: esplosioni, incidenti e un passato legato alla guerra

Esplosione a Colleferro: storia di una fabbrica di munizioni con incidenti mortali e legami con la guerra

Stabilimento di munizioni a Colleferro con esplosione e storia industriale
Stabilimento di munizioni a Colleferro con esplosione e storia industriale

L’esplosione avvenuta a Colleferro, nella provincia di Roma, ha riportato alla luce una storia industriale lunga oltre un secolo, legata a incidenti mortali, produzione di armi e legami con la guerra. L’incidente, verificatosi nel reparto pressatura esplosivo dell’attuale stabilimento, ha visto l’assenza di dipendenti al momento dell’incendio e della successiva deflagrazione. La fabbrica, oggi proprietà del gruppo franco-tedesco Knds, ha visto nel tempo cambiare proprietà e attività, passando da un’azienda inglese a un’industria specializzata in armi, razzi e esplosivi.

Un passato legato alla guerra

La storia di Colleferro è intrecciata con la produzione di armi, iniziata nel 1912 con l’inaugurazione dell’area industriale. L’azienda, originariamente nota come Bombrini Parodi Delfino (BPD), ha avuto un ruolo cruciale durante la Prima guerra mondiale, producendo armi per la Grande Guerra. L’incidente più grave, che diede origine alla via dei Caduti del ’38, si verificò poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Due esplosioni, distanti circa 25 minuti l’una dall’altra, causarono la distruzione del reparto di produzione del tritolo, con 60 morti e circa 1.600 feriti.

La fabbrica, in quel periodo di proprietà inglese, era al centro di polemiche per la produzione di armi di vario tipo, tra cui razzi e testate missilistiche, esportate in diversi Paesi. Secondo alcune denunce, alcuni razzi sono stati venduti a Saddam Hussein e utilizzati contro l’Iran. L’azienda ha anche fatto parte del dibattito su armi letali come le bombe a grappolo, utilizzate nei Balcani e in Iraq. Nonostante le negazioni ufficiali, le associazioni pacifiste hanno sollevato dubbi su questa attività.

Un’azienda in movimento tra diversi gruppi

Dopo la BPD, l’azienda ha cambiato proprietà e nome più volte. Tra gli anni Ottanta e Novanta, è passata al gruppo Snia Viscosa, poi alla Fiat, alla Simmel Difesa e infine al gruppo Knds. Nel 2007, l’esplosione nel reparto confezionamento munizioni causò la morte di una persona e ferì 13 operai, tra cui due in gravi condizioni. L’azienda, in quel periodo di proprietà inglese, era al centro di polemiche per la produzione di armi di vario tipo, tra cui razzi e testate missilistiche, esportate in diversi Paesi.

La produzione di armi non si limitava a quelle utilizzate in guerra: la fabbrica ha anche prodotto esplosivi, spolette e armi medie e pesanti. La fabbrica era già finita al centro delle polemiche, poiché dalle sue linee usciva un po’ di tutto: spolette, esplosivi, testate missilistiche, razzi. Armamenti esportati ovunque. Il giro d’affari, 19 anni fa, era di 80 milioni di euro all’anno. La storia di Colleferro non si limita alle esplosioni e alla produzione di armi. L’area industriale, nata prima del centro abitato, ha lasciato un’eredità di inquinamento. Sversamenti di scarichi chimici, inquinamento dell’atmosfera e delle falde acquifere hanno segnato la vita della cittadina. Gli operai, spesso esposti a sostanze tossiche, hanno visto aumentare il rischio di malattie e morti precoci. Il fiume Sacco, che attraversa Colleferro, è stato a sua volta impattato da questi fenomeni.

La fabbrica, pur essendo oggi un’azienda moderna, continua a essere un simbolo di un passato legato alla guerra e alle sue conseguenze. L’esplosione del 2026, pur fortunatamente senza vittime, ha riportato alla luce una storia complessa, fatta di incidenti, produzione di armi e impatto ambientale. La memoria di Colleferro, attraverso la sua industria, rimane un ricordo di un’epoca in cui le armi erano parte integrante della vita quotidiana.