L’industria europea in crisi e il futuro dei posti di lavoro, un tema cruciale per von der Leyen
L’industria europea in crisi e il futuro dei posti di lavoro, un tema cruciale per von der Leyen

La prossima settimana, la Presidente dell’Unione europea Ursula von der Leyen presenterà davanti al Parlamento europeo il discorso sullo Stato dell’Unione, un momento cruciale per valutare lo stato dell’industria e del mercato del lavoro in Europa. L’industria, in particolare quella chimica e di base, ha subito un collasso che ha portato a migliaia di tagli di posti di lavoro, con stime che indicano oltre 86.000 esuberi complessivi. La situazione si fa sempre più preoccupante, con aziende come ZF Friedrichshafen, Bosch e Continental che hanno annunciato piani di riduzione del personale. La crisi non riguarda solo le aziende, ma interessa l’intera filiera produttiva, con conseguenze sociali e economiche profonde.
Un’illusione di competitività
Le istituzioni europee sembrano vivere in una sorta di illusione: quella di poter mantenere standard sociali e ambientali elevati, frontiere aperte al commercio e una propria industria competitiva. Tuttavia, la realtà è diversa. L’Europa ha perso la superiorità tecnologica rispetto al resto del mondo, e questo ha reso impossibile mantenere tutti e tre gli obiettivi contemporaneamente. La deindustrializzazione continua a progredire, con conseguenze dirette sulla povertà e sul disagio sociale.
La strategia industriale annunciata da von der Leyen mira a garantire che il futuro delle tecnologie pulite continui a essere fatto in Europa, ma i fatti dimostrano che questa visione non è ancora sufficiente.
Nonostante le promesse di rilancio della competitività europea, il Clean Industrial Deal e i pacchetti di semplificazione regolatoria non hanno ancora portato risultati tangibili. Anzi, l’onda lunga delle complicazioni burocratiche non si è fermata. Il Regolamento PPWR sugli imballaggi ha imposto una scadenza tassativa per il 12 agosto 2026, richiedendo migliaia di nuove dichiarazioni e adempimenti tecnici che, nella quasi totalità dei casi, appesantiscono le aziende senza un reale controllo.
Un’agenda di riforme in ritardo
Sul fronte dell’auto, la situazione non è migliorata: Volkswagen ha avviato un piano di riorganizzazione che minaccia fino a 30.000 posti di lavoro, con ipotesi di chiusura di impianti in Germania. La revisione della strategia per il settore dell’auto, che ha abbandonato l’impostazione rigida del “solo elettrico” in favore di una maggiore flessibilità attraverso l’uso di biocarburanti ed e-fuels, è un passo in avanti, ma non basta a invertire la tendenza.
Il compito dell’Europa, per invertire la tendenza, è coniugare tali tre obiettivi fondamentali trovando una sintesi sostenibile economicamente e socialmente.
L’Europa non ha ancora trovato una sintesi sostenibile tra competitività economica, standard sociali e ambientali. Il tempo si sta esaurendo. La deindustrializzazione continua, e con essa la rabbia sociale e la perdita di benessere. Il discorso di von der Leyen sarà un momento chiave per comprendere quali strumenti concreti l’Europa intenda mettere in campo. L’obiettivo è superare questa fase non cercando responsabilità all’esterno, ma affrontando con umiltà, pragmatismo e realismo economico le cause interne della perdita di competitività. L’industria europea non può più permettersi di fingere di poter avere tutto. La realtà e il resto del mondo sceglieranno per noi, acquisendo pezzi della nostra economia e del nostro benessere.
