Israele indaga su fonti anonime del documentario Naza, Netanyahu: “Intollerabile”
Israele indaga su fonti anonime del documentario Naza, con Netanyahu che condanna l’opera come intollerabile.

Israele ha avviato un’indagine per identificare le fonti anonime del documentario “Naza”, che ha suscitato reazioni forti tra i vertici dello Stato ebraico. Il film, diretto da due registi israeliani, ha vinto il Premio speciale della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia, ma ha suscitato accuse di diffamazione e tradimento. Il Capo di Stato Maggiore dell’IDF, Tenente Generale Eyal Zamir, ha ordinato un’indagine sulla fuga di informazioni riservate e ha incaricato il massimo responsabile legale dell’esercito di valutare azioni legali contro il documentario e i suoi autori. Il premier Benjamin Netanyahu ha definito l’opera “intollerabile” e ha sottolineato l’importanza di combattere l’incitamento all’antisemitismo, anche quando proviene da dentro il Paese.
Fonti anonime e accuse di tradimento
Il ministro della Cultura del Likud, Miki Zohar, ha chiesto l’apertura di un’indagine per identificare le 24 fonti anonime dell’esercito e dei servizi d’intelligence che hanno fornito testimonianze per il documentario. Zohar ha anche annunciato l’intenzione di valutare la revoca della cittadinanza israeliana ai registi Yuval Abraham e Rachel Szor, accusandoli di “tradimento contro lo Stato ebraico”. Secondo il ministro, la libertà di espressione non è una licenza per tradire lo Stato, e chiunque agisca contro Israele in tempo di guerra dovrà pagare un prezzo. Il film si basa su accuse gravi e false, con distorsioni deliberate della realtà. L’esercito ha contestato in particolare la testimonianza di un intervistato, secondo il quale sarebbe stato autorizzato un bombardamento che avrebbe causato la morte di 500 civili. L’IDF ha sottolineato che i registi non potevano verificare questa affermazione e che non esistono elementi reali a sostenerla.
Reazioni di alto livello e tensioni interne
Il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha definito i registi “una vergogna” e ha invitato loro ad “andarsene” da Israele, sostenendo che i loro “amici” (ovvero i nemici Hamas) li accoglieranno a braccia aperte. Il Capo di Stato Maggiore dell’IDF, Eyal Zamir, ha affermato che il film “distorce deliberatamente la realtà” e mira a “minare la legittimità dell’esercito e dello Stato di Israele”. L’esercito ha negato di aver mai adottato criteri laschi per l’uccisione di civili, ma ha sottolineato che utilizzerà ogni strumento a sua disposizione per proteggere i propri soldati e la sua reputazione.

Le forze di Difesa Israeliane si difendono, sottolineando la legittimità delle loro azioni. L’esercito ha richiesto una proiezione del film per poter rispondere in modo completo alle accuse, ma non ha ancora visionato l’opera nella sua interezza. Zamir ha sottolineato che il film si basa su “infamanti accuse di sangue” e su “deliberata distorsione della realtà”, con accuse gravi e false contro i soldati e i comandanti dell’IDF.
Yuval Abraham e Rachel Szor hanno spiegato che hanno raccolto le testimonianze di 24 soldati e soldatesse dell’Unità 8200, il reparto di intelligence delle Idf, riguardo alle operazioni militari durante la guerra nella Striscia di Gaza. I registi hanno sostenuto che gli ufficiali dell’intelligence israeliana hanno spiegato che le uccisioni di massa sono sistemiche e non avvengono per errore, ma sono intenzionali. Molti politici israeliani hanno attaccato il documentario, accusandoli di offrire un’immagine “distorta e unilaterale” del conflitto e di danneggiare i soldati.
