Calenda punta su Gentiloni e Marina Berlusconi per un governo europeista
Calenda annuncia minaccia Conte: “Se non sarà leader, farà il Vietnam”

Carlo Calenda, leader di Azione, ha espresso la sua visione per il futuro del governo italiano, puntando su un esecutivo europeista con un baricentro centrale. L’ex ministro, in un’intervista a Repubblica, ha sottolineato la sua convinzione di poter fare la differenza alle prossime elezioni nonostante il 3% di consenso attuale. Calenda ha anche minacciato i riformisti del Pd, avvertendoli che, in caso di non leadership, potrebbe “fare il Vietnam” come riferimento a Giuseppe Conte.
Un governo europeista con baricentro centrale
Calenda ha auspicato un governo che abbia un baricentro centrale, con un forte orientamento europeista. L’ex ministro ha sottolineato l’importanza di un esecutivo di responsabilità nazionale, magari con Paolo Gentiloni come premier. Questo scenario, però, richiederebbe un accordo tra partiti che pensano a un’Europa federale e a una difesa comune. Calenda ha anche espresso un disprezzo totale verso i 5 Stelle, ma ha blandito una Marina Berlusconi non sottomessa a Giorgia Meloni.
Calenda vede nel Terzo Polo il protagonista decisivo per la prossima tornata elettorale.
L’ex ministro è convinto che “nessuno riuscirà a raggiungere la soglia del 42% che fa scattare il premio di maggioranza”, men che meno il campo largo, “un’accozzaglia che non ha alcuna possibilità di governare il Paese”. Per Calenda, Conte resta il problema principale: “O farà il premier, oppure — e l’abbiamo sperimentato con Draghi — scatenerà la guerra civile nella maggioranza. Il Vietnam”. Il Pd è già “succube dei grillini”: “Che cosa faranno i riformisti del Pd quando ricomincerà coi soldati russi, i superbonus, il Rdc e tutte le cavolate che abbiamo già visto?”.
Il rischio delle primarie e la crisi del Pd
Le primarie rappresentano allora il rischio concreto, per la segretaria dem, di “schiantarsi”. Calenda ha suggerito al Pd di mollare il Movimento, ma pure Elly Schlein, e rivolgersi al centro, puntando a un governo “formato da europeisti o almeno con una leadership europeista. Tra partiti che pensano che vada costruita un’Europa federale e una difesa comune”. A Calenda non piace neanche la cosiddetta quarta gamba centrista: “Non si capisce cosa succede tra Onorato, Ruffini, Magi e Renzi, mi pare un grande caos – afferma –. Perciò a fine ottobre noi riuniremo tutti i soggetti del Terzo polo per provare a rimettere la politica in mano agli adulti: sfilarla a una Meloni che fa le ripicche contro Sánchez e a un Conte che dice che Putin e Zelensky li mette d’accordo lui”.
L’importante è scongiurare un esecutivo formato dagli attuali schieramenti: una sciagura per l’Italia. Calenda non ha dubbi sul candidato premier, ma non vede come Schlein o Conte possano fare un passo indietro. L’ex ministro ha espresso la sua preferenza per Paolo Gentiloni, ma riconosce che non è certo che possa essere eletto. Calenda ha anche sottolineato l’importanza di un governo formato da europeisti o almeno con una leadership europeista, che possa unire partiti con visioni comuni. L’obiettivo è creare un esecutivo che non si basi sui vecchi schieramenti, ma su un nuovo equilibrio politico.
Calenda cerca di spostare la politica verso un’alternativa al campo largo, che lui stesso definisce un “caos” in grado di non governare il Paese.
Con la sua visione, Calenda cerca di spostare la politica verso un’alternativa al campo largo, che lui stesso definisce un “caos” in grado di non governare il Paese. La sua strategia si basa su un’unità tra partiti che pensano a un’Europa federale e a una difesa comune, con un leader che possa guidare il Paese in modo responsabile e coeso.
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