Avs e Renzi: un’alleanza troppo piccola per battere la destra
Avs e Renzi: un’alleanza troppo piccola per battere la destra

Avs e Renzi: un’alleanza troppo piccola per battere la destra. I principali esponenti di Avs sostengono che la priorità sia combattere la destra, ma ritenere che un’alleanza con Renzi sia sufficiente appare insufficiente. La politica italiana si trova in un momento di forte tensione, con due schieramenti che si contendono il governo senza una discriminante chiara. La destra, guidata da Meloni, e la sinistra, rappresentata da Schlein o Conte, occupano tutta la scena, spiegando che le differenze interne sono fisiologiche e che decide sempre il capo. Questo scenario, però, non sembra portare a una solida opposizione al fascismo e all’ordine di guerra.
Un campo larghissimo, ma senza discriminanti
Se la priorità è battere la destra, allora un’alleanza con Renzi non basta. Il campo largo, che dovrebbe rappresentare una alternativa al fascismo, non ha una discriminante politica chiara. Il no alla guerra deve diventare una discriminante politica, non solo elettoralistica. Al contrario, gli euroatlantici puri e duri hanno già fissato i loro punti insormontabili, come il riarmo europeo e il sostegno a Israele.
Le politiche economiche e la guerra: una causa di rabbia
Le sanzioni alla Russia e la guerra commerciale alla Cina hanno sottomesso l’economia europea a quella USA, nonostante le dichiarazioni di circostanza contro Trump. Questo ha alimentato una crisi economica che genera rabbia e domanda di ordine. I migranti, a cui la UE risponde con una gara a chi è più efficace nei respingimenti e nelle deportazioni, rappresentano un altro fattore di tensione. Il piano UE di 800 miliardi di armi, dichiarato ufficialmente dal governo tedesco, serve a preparare la guerra totale alla Russia entro il 2030. Questo scenario non solo alimenta il fascismo, ma anche il razzismo e l’ordine di guerra.
Se le spinte autoritarie e razziste del governo e della società hanno origine nelle politiche economiche liberiste e in quelle di guerra, allora i fautori del campo larghissimo hanno torto marcio. La destra di governo, se dovesse ragionare come Avs, si alleerebbe con Vannacci, come spera il centrosinistra. Questo significa che anche Calenda e simili dovrebbero stare con il campo largo, insieme a Rifondazione, la cui maggioranza è già disponibile. Il tutto nel quadro di una legge truffa che regalerebbe fino al 17% di deputati in più alla prima coalizione che raggiungesse il 42%. Due campi opposti, dove ci sarebbe tutto e il suo contrario in ogni schieramento.
Se il rischio in Italia è quello di una dittatura fascista, in continuità con quella di Mussolini, Avs, il Pd e quelli come loro nel M5S hanno ragione e anzi possono essere accusati di non dire la verità con sufficiente chiarezza. La democrazia, la pace e l’antifascismo devono essere il punto di riferimento, non solo per il campo largo, ma per un’alternativa indipendente. La spinta reazionaria nelle società occidentali viene dalle ingiustizie sociali, dalle politiche di guerra, dai muri contro i migranti e dal modello israeliano sempre più importato. Se non si parte da qui, si opera per rafforzare la destra. Negli USA la sinistra vince le primarie contro l’establishment democratico, perché ha imparato la lezione: non si combatte Trump sul suo terreno, ma su quello del rifiuto del riarmo, della guerra e del razzismo di Stato, a favore dei diritti sociali per tutte e tutti. In Italia, invece, la sinistra ufficiale spera di vincere contro la destra contendendole il consenso dell’establishment guerrafondaio.
Se si tiene davvero alla democrazia, oggi più che mai bisogna rifiutare le unioni costruite solo per vincere, anziché per rappresentare. Per la ripresa della democrazia sarebbe necessario che le coalizioni si scomponessero, che nessuna aggregazione raggiungesse la soglia che fa scattare il super premio di maggioranza, cosicché il Parlamento fosse eletto in modo proporzionale, seppure con la falsificazione dello sbarramento al 3%. Se non scattasse la legge truffa per nessuno, finalmente andrebbe in crisi quel sistema maggioritario che ha progressivamente svuotato la Costituzione antifascista. E finalmente il no alla guerra diventerebbe una grande discriminante politica e non solo una ipocrisia elettoralistica.
