Difesa civile nonviolenta, superate le 50mila firme: un modello alternativo per la sicurezza

Proposta di legge per la difesa civile non armata supera il quorum, apertura al dibattito parlamentare

Manifestanti e cittadini firmano una petizione per la difesa civile nonviolenta, in un’aula pubblica
Manifestanti e cittadini firmano una petizione per la difesa civile nonviolenta, in un’aula pubblica

La campagna “Un’altra difesa è possibile” ha superato le 50mila firme necessarie per portare in parlamento una proposta di legge che punta a istituire un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta. Il traguardo, raggiunto il 13 settembre 2026, segna un passo significativo per il movimento pacifista italiano, che cerca di introdurre un modello alternativo di sicurezza basato su strumenti civili e nonviolenti. La raccolta delle firme proseguirà fino al 18 settembre, quando le sottoscrizioni saranno depositate in Senato e avviato l’iter parlamentare.

Un’alternativa alla difesa militare

La proposta, promossa da organizzazioni come la Rete italiana pace e disarmo, la Cnesc e il Movimento nonviolento, mira a creare un sistema di difesa basato su prevenzione dei conflitti, mediazione, cooperazione e disarmo. L’obiettivo è integrare realtà esistenti, come il Servizio civile universale, la Protezione civile e i Corpi civili di pace, all’interno di una strategia comune. Francesco Vignarca, portavoce della Rete italiana pace e disarmo, ha spiegato che il Corpo civile di pace non deve essere limitato ai giovani o a un periodo specifico, ma deve coinvolgere migliaia di persone formate e dedicate a interventi di pace a lungo termine.

La proposta prevede anche la creazione di un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo e di un Fondo nazionale, alimentato attraverso l’opzione fiscale del sei per mille dell’Irpef. L’idea è di offrire agli italiani la possibilità di destinare una parte delle proprie tasse alla difesa civile o alla difesa militare, in base alle scelte personali. Questo modello, che si basa su principi costituzionali come gli articoli 11 e 52, rappresenta un’alternativa concreta al sistema militare attuale.

Un dibattito culturale e politico

Le organizzazioni promotrici hanno sottolineato l’importanza di spiegare al pubblico il concetto di difesa civile nonviolenta, che potrebbe essere confuso con il Servizio civile. Per questo motivo, la campagna ha cercato di promuovere un ragionamento culturale e informativo, in un contesto mediatico dominato da immagini di guerra e armi. Vignarca ha sottolineato che il Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta metterebbe insieme esperienze già esistenti, come l’Operazione Colomba della Comunità Papa Giovanni XXIII, con nuove strutture che potrebbero essere sviluppate in base alla situazione internazionale.

La proposta, che ha visto un forte incremento delle firme negli ultimi giorni, ha anche ricevuto il sostegno di Comuni, sindaci e consiglieri comunali, che hanno approvato delibere a favore della difesa popolare nonviolenta. La campagna ha anche sfruttato la rete sociale per diffondere il messaggio, con un’attenzione particolare alle iniziative territoriali e ai dibattiti locali. L’obiettivo è non solo raggiungere il quorum, ma anche rafforzare il consenso attorno al tema, in vista delle elezioni del 2027.

Con il quorum raggiunto, il passaggio successivo sarà il deposito delle firme e l’avvio dell’esame istituzionale della proposta. La campagna, che ha visto un forte impegno da parte di attivisti e organizzazioni, spera di portare il tema della difesa civile nonviolenta nel dibattito politico nazionale, in un momento in cui la guerra e le tensioni internazionali continuano a crescere.

La difesa civile non armata è un’alternativa concreta al sistema militare.
La proposta mira a creare un Dipartimento che unisca esperienze esistenti e nuove strutture.