Askatasuna: una forma di protesta in evoluzione
Askatasuna si rafforza con nuove iniziative e una capacità organizzativa impressionante.

Una protesta in movimento
Il movimento Askatasuna, noto per le sue azioni di protesta e la sua capacità di mobilitare i giovani, sembra aver trovato una nuova forza. Dopo lo sgombero a dicembre dei locali occupati in corso Regina Margherita, il gruppo si è rafforzato, attivo su più fronti e con una organizzazione che ha impressionato anche funzionari della Digos. La Digos ha definito il movimento «una macchina capace di pianificare un giubileo», un’affermazione che sottolinea la sua capacità di coordinamento e di gestione di eventi su larga scala.
Un festival che ha attirato migliaia
Il recente «Festival dell’Alta Felicità» a Venaus è stato il più imponente evento di vitalità del movimento. Hanno partecipato 40 mila persone, molte delle quali erano alla loro prima esperienza. Attratti non solo dalle battaglie No Tav, ma soprattutto dalla voglia di «ribellarsi a uno Stato che reprime e uccide», i giovani hanno trovato in Askatasuna un’alternativa a una forma di protesta più tradizionale. La capacità di organizzare eventi complessi, con tende, cucine da campo e servizi igienici, ha dimostrato una maturità che va oltre l’immagine di una semplice protesta.
La capacità organizzativa ha disorientato anche i funzionari
La straordinaria capacità organizzativa di Askatasuna è stata notata anche da figure istituzionali. Michele Raffaele, 35 anni, è stato il coordinatore dell’evento a Venaus, unico giovane a guidare la macchina di artisti, maestranze e volontari. La sua gestione ha permesso di mantenere un’immagine di garbo e professionalità, anche nei confronti dei giornali «nemici». La portavoce del movimento, Martina Losano, 36 anni e laureata alla Lumière di Lione, ha dimostrato una capacità di comunicazione e di gestione dei rapporti esterni che ha disorientato molti.
Un movimento che non si ferma
Nonostante le condanne e i processi a molti dei suoi leader, Askatasuna riesce a intercettare tantissimi giovani, soprattutto in un momento in cui la protesta tradizionale sembra essere in crisi. Il movimento, che ha fagocitato il No Tav, continua a muoversi su altre frequenze, con iniziative come il «blocco nero» arrivato dall’estero e l’annuncio di nuove azioni a Torino contro il riarmo. La sua capacità di rimanere in clandestinità, evitando di essere intercettato dai partiti o dalle istituzioni, ne conferma la forza e la capacità di adattamento.
La sua evoluzione, però, sembra essere inarrestabile. Anche se alcuni ritengono che dietro le quinte ci siano sempre i soliti nomi, il gruppo si presenta come un’entità collettiva. La sua capacità di rimanere invisibile e di agire in modo coordinato ne fa un’entità difficile da controllare, anche per le forze di polizia. La sua presenza, però, non si limita alle azioni di protesta: il movimento ha trovato una forma di organizzazione che lo rende più attivo e presente che mai.
